CFP | Ripensare la Guerra fredda cinematografica (n. 1/2021)

THE AMERICANS – FX, Joe Weisberg, 2013-2018

CALL FOR PAPERS – «Cinema e Storia. Rivista di studi interdisciplinari»  (n. 1/2021)

Ripensare la Guerra fredda cinematografica: lo scontro mondiale per i cuori e le menti, a cura di Stefano Pisu, Francesco Pitassio, Maurizio Zinni

Scadenza presentazione proposte: 15 febbraio 2020

*ENGLIS VERSION BELOW*

L’uscita nel 2010 del volume di Denise Youngblood e Tony Shaw Cinematic Cold War. The American and Soviet Struggle for Hearts and Minds (University Press of Kansas) ha segnato una svolta nella storiografia internazionale sulla declinazione cinematografica dell’antagonismo bipolare USA-URSS dalla fine degli anni ‘40 alla fine degli Ottanta del Novecento. Si tratta di uno studio di riferimento imprescindibile per chiunque si voglia accostare allo studio della guerra fredda dal punto di vista del ruolo dei media audiovisivi e più in generale dei prodotti culturali e artistici.

Il volume di Youngblood e Shaw ha avuto, inoltre, il merito di stimolare un approfondimento e una diversificazione delle ricerche nell’ambito della guerra fredda cinematografica, o comunque di aumentare e legittimare l’interesse per gli studi che proprio in quegli anni cominciavano ad essere condotti e pubblicati nel più vasto campo della guerra fredda culturale. Adottando approcci e metodologie differenti, queste ricerche hanno iniziato ad indagare (e stanno tuttora approfondendo) temi centrali nella vasta e articolata storia delle relazioni culturali internazionali nella seconda metà del Novecento.

Il fascicolo 2021 di “Cinema e Storia” parte proprio dalla rilevanza e centralità di questa nuova stagione di studi, sviluppatasi nell’ultimo decennio, che ha avuto il merito di ampliare e ripensare la categoria storiografica della “Cinematic Cold War”. Alcuni di questi ripensamenti derivano dalla stessa ridefinizione dei Cold War Studies sull’onda di lavori quali quelli di Odd Arne Westad (da The Global Cold War: Third World Interventions, Cambridge University Press, 2007, a The Cold War: A World History, Basic Books, 2017), che hanno messo in discussione (non senza suscitare domande o critiche) la centralità dello scacchiere europeo-atlantico nella contrapposizione USA-URSS, spostando il focus invece sul carattere globale di quel confronto e, di conseguenza, sulla necessità di considerare meglio gli altri teatri – in particolare, ma non solo, quelli interessati dai processi di decolonizzazione. Questo nuovo filone di studi ha permesso, quindi, un ripensamento degli orizzonti geografici, geopolitici e delle partizioni temporali di quella che appare sempre di più come una “lunga” e più vasta guerra fredda.

Lo stesso approccio metodologico è stato oggetto di una revisione critica alla luce proprio di queste acquisizioni nel campo della guerra fredda culturale. Nel volume di Shaw e Youngblood, l’approccio comparativo è soltanto parzialmente al centro dell’indagine e limitato all’analisi di alcuni film realizzati dalle due industrie su temi comuni. L’aspetto della concreta interazione e coesistenza, sebbene in un’ottica antagonistica e competitiva, di due sistemi di fatto alternativi dal punto di vista ideologico, organizzativo e produttivo, tende a rimanere fuori scena. Al contrario, negli ultimi anni sono aumentati gli studi che hanno posto al centro dell’attenzione le diverse forme di incontro e confronto, sebbene talvolta aspro, fra cinematografie – non necessariamente solo americana e sovietica – rappresentanti dei due macro-blocchi. Si tratta del passaggio da un approccio sostanzialmente comparativo a uno più vicino alla metodologia della histoire croisée o entangled history.

Infine, un ripensamento della guerra fredda cinematografica appare ancor più necessario se si chiama in causa un nodo centrale nella comprensione delle dinamiche sociali, politiche ed economiche di questo confronto: quello del pubblico e della ricezione. Su questo tema sono stati realizzati negli ultimi decenni alcuni lavori capaci di illuminare, sebbene ancora in maniera aurorale, un aspetto decisivo nello studio del prodotto cinematografico quale strumento rilevante nel confronto ideologico Est-Ovest.

Alla luce di questi presupposti, si invitano i ricercatori a proporre contributi che permettano di riconsiderare – in una prospettiva sia di breve che di lungo periodo – il ruolo del cinema all’interno del più complesso scenario della guerra fredda culturale come si è andato definendo negli ultimi anni. Alla dimensione prettamente documentaria e coeva del progetto, riferita all’arco temporale 1945-1991, si affianca poi quella riferita al post-guerra fredda, allo studio delle conseguenze di questo confronto al contempo ideologico, economico, culturale, dei suoi lasciti dal punto di vista materiale e memoriale. Proprio per questo, anche l’eredità della “Cinematic Cold War” sarà oggetto di attenzione.

Le proposte potranno riguardare uno o più dei seguenti ambiti (pur non limitandosi ad essi):

a) Personalità. I soggetti protagonisti della “Cinematic Cold War”, i loro ambiti d’azione e il loro rapporto con la sfera politica, economica e culturale del confronto; il ruolo delle operazioni sotto copertura e delle attività di intelligence nella prassi e nella percezione della “Cinematic Cold War”.

b) Tempi e spazi della “Cinematic Cold War”. Ripensare la periodizzazione e le zone in cui si sviluppò il confronto cinematografico fra i due blocchi; la questione della longue durée novecentesca nello sviluppo della “Cinematic Cold War” (p.es.: i rapporti fra le superpotenze e gli ex imperi coloniali nell’occupazione cinematografica dei territori decolonizzati); il rapporto fra “Cinematic Cold War” e cinematic coexistance/détente (sovrapposizioni e/o scarti rispetto alla più generale storia della Guerra Fredda); la dimensione globale della Guerra Fredda e l’esigenza di ampliare l’indagine a territori finora piuttosto o completamente negletti dalla storia culturale del fenomeno (p.es.: Sud-est asiatico, Subcontinente indiano, America Centrale e Meridionale, Africa…).

c) Circuiti e negoziazioni. Le modalità attraverso cui si svolse il confronto cinematografico: canali e reti nazionali, internazionali e transnazionali, agenzie di mediazione, singoli mediatori, occasioni e luoghi di incontro/scontro (festival, riviste, associazioni…);

d) Immaginari. Il peso dei rispettivi immaginari nella realizzazione e poi fruizione del prodotto audiovisivo. In che modo i due blocchi figuravano l’altro nelle proprie produzioni e in che maniera i prodotti provenienti dall’“altro lato” erano funzionali a immaginare e dare forma a quanto spesso era inconoscibile per via diretta? E quali sono le similitudini, le omologie o le intersezioni tra i due immaginari?

e) Oltre i Blocchi. Al di là dei soggetti principali della Guerra Fredda (USA/URSS), la recente storiografia ha evidenziato le molteplici declinazioni che questa nozione ha avuto, sul piano ideologico, culturale, economico e sociale. L’interesse qui si appunta sugli scenari mediatici dei Paesi satelliti europei, sul ruolo cinematografico degli altri attori geopolitici, economici e culturali nell’antagonismo Est-Ovest (p.es.: il Terzo Mondo, la Comunità Europea, i paesi arabi, le istituzioni confessionali, ecc.) la loro produzione, il peso dei loro mercati, le tendenze culturali, sia quelle eterodirette che quelle spontanee.

f) Media e consumi culturali. I discorsi sul pubblico cinematografico in relazione alla fruizione del prodotto audiovisivo durante la Guerra Fredda, sulla quotidianità dell’esperienza cinematografica e dell’esperienza tout court, nella sua dimensione popolare ed in quella più strettamente politica, l’utilizzo individualizzato e/o oppositivo dei prodotti culturali (p.es. “bracconaggio” delle culture non allineate), le forme stesse di consumo culturale (mainstream, elitario, antagonistico e/o clandestino).

g) Generi a confronto. La relazione tra generi cinematografici e “Cinematic Cold War”; il ricorso a determinati pattern narrativi per la messa in forma del confronto geopolitico; la varianza dei modelli di genere nel corso della “Cinematic Cold War” (p.es.: spy movie negli anni Cinquanta, melodramma negli anni Ottanta ecc.).

h) Gender e celebrità.  La “Cinematic Cold War” è stata certamente un’opposizione frontale tra due blocchi ideologici; ma ha comportato la definizione di modelli narrativi, sociali e antropologici di riferimento e, potenzialmente, di fascinazione. Le forme rappresentative hanno generato tipologie corporee, performative, sociali e, complessivamente, ruoli di genere. Queste sono state associate a differenti concezioni e impieghi della celebrità mediatica. Quali ruoli di genere il cinema ha contribuito a definire durante la Guerra Fredda? In che modo sono stati correlati al confronto geopolitico? Quale è stata la loro circolazione da un lato e dall’altro della Cortina di Ferro? E nelle aree contese dalle due superpotenze?

i) Dopo la Guerra Fredda. Qual è lo stato della “memoria della ‘Cinematic Cold War’”? Quali le condizioni odierne degli archivi che preservano i lasciti materiali e culturali del confronto? Quali le politiche di valorizzazione e diffusione di queste testimonianze? In che maniera la produzione culturale contemporanea contribuisce a edificare e prolungare la memoria di quel confronto (p.es. Ostalgie)? 

Le proposte (300 parole circa), corredate da un breve profilo biografico, dovranno essere inviate all’indirizzo redazione@cinemaestoria.it entro e non oltre il 15 febbraio 2020Tutti i saggi, sottoposti al meccanismo di double blind peer review, dovranno essere consegnati entro e non oltre il 31 agosto 2020. Il volume uscirà in una doppia versione: cartacea in italiano e on line in inglese.

Per richieste d’informazione o chiarimento si prega di scrivere a stefano.pisu@unica.itfrancesco.pitassio@uniud.itmaurizio.zinni@uniroma1.it.

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CALL FOR PAPERS – «Cinema e Storia. Rivista di studi interdisciplinari» (n. 1/2021)

Re-Thinking the Cinematic Cold War: The Global Struggle for Hearts and Minds, edited by Stefano Pisu, Francesco Pitassio and Maurizio Zinni

Deadline to submit proposals: 15 February 2020

The release of Denise Youngblood and Tony Shaw’s 2010 volume Cinematic Cold War. The American and Soviet Struggle for Hearts and Minds (University Press of Kansas) signalled a turning point in international film historiography, regarding the bi-polar antagonism between the USA and the USSR from the late 1940s to the end of the 1980s. The study became a fundamental point of reference for anyone who sought to study of the Cold War from the perspective of the audiovisual media, and of cultural and artistic products in general.

Youngblood and Shaw’s volume moreover had the merit of stimulating greater detail and diversification in studies of the cinematic Cold War, and more broadly increasing and legitimating interest in the research that, in the same years, began to be realized and published in the wider area of the “cultural Cold War”. Adopting various approaches and methodologies, such studies started to integrate central issues in the vast and complex history of international cultural relations in the second half of the twentieth century, something that continues to be expanded today.

The 2021 issue of “Cinema e Storia” departs from the relevance and centrality of this new “season” of research, which, over the past decade, can be credited with developing and rethinking the historiographical category of the “cinematic Cold War”. Some of these revisions derive from the very redefinition of Cold War Studies following work like that by Odd Arne Westad (from The Global Cold War: Third World Interventions, Cambridge University Press, 2007, to The Cold War: A World History, Basic Books, 2017), which challenged (not without criticism) the centrality of the European-Atlantic chessboard in the USA-USSR conflict, moving rather to a global focus and, therefore, necessarily to other “theatres”– especially, but not only, those involved in processes of decolonization. This new field of studies thus enabled scholars to rethink the geographical and geopolitical horizons, as well as those of the temporal partitions of what increasingly appears an ever lengthier and vaster Cold War.

This methodological approach lent itself to critical revision in the light of new findings in the field of the cultural Cold War. The comparative approach is only partially central to Shaw and Youngblood’s volume, and limited to the analysis of certain films made by both industries, on common themes. Little emphasis is placed on the concrete (albeit antagonistic and competitive) interaction between two essentially alternative systems, from ideological, organizational and production perspectives. In recent years, however, there has been a growth in studies that have foregrounded various forms of (oftentimes bitter) meeting and collaboration between film industries that, while not necessarily just American and Soviet, represented the two macro-blocs. This marked a shift from a substantially comparative approach to one that is closer to the methodology of the histoire croisée, of entangled history.

Finally, rethinking the Cinematic Cold War appears more important still when identifying a central node in understanding the social, political and economic dynamics of this conflict: audiences and reception. In recent decades, studies in this area have proved very capable, albeit in as yet an auroral way, in illuminating films as relevant tools in the ideological clash between East and West.

In the light of this premise, we invite researchers to propose articles that reconsider – from either short- or long-term perspectives – the role of cinema within the more complex scenario of the cultural Cold War, as it has been defined in recent years. The purely documentary and contemporary dimension of the project, referring to the period 1945-1991, can also be connected to the post-Cold War period, and the study of the consequences of this simultaneously ideological, economic and cultural clash, and of its material and memorial legacies. For this reason, the legacy of the “Cinematic Cold War” will be the object of our focus too.

Proposals might cover (but not necessary limit themselves to) one or more of the following areas: 

a) Personalities. The protagonists of the “cinematic Cold War”, their fields of action and their relationship with the political, economic and cultural spheres of the conflict; the role of under-cover operations and intelligence work in the praxis and perception of the “cinematic Cold War”;

b) Times and Spaces of the “Cinematic Cold War”. Rethinking the periodization and the zones of the cinematic conflict between the two blocs; the question of the twentieth century longue durée in the development of the “cinematic Cold War” (e.g. the relationships between superpowers and ex-colonial empires in the cinematic occupation of decolonized territories); the relationship between “Cinematic Cold War” and the history of the Cold War; the global dimension of the conflict and the need to expand focus to territories that to date have been largely or entirely neglected by cultural histories of the phenomenon (e.g. South-East Asia, the Indian Subcontinent, Central and South America, Africa…);

c) Circuits and Negotiations. The modes through which the cinematic conflict took place: national, international and transnational channels and networks, mediating agencies, single mediators, occasions and spaces for meetings or clashes (festivals, magazines, associations…);

d) Imaginaries. The weight of the respective imaginaries in the realization and subsequent consumption of audiovisual products. In what ways did each bloc envision the other in its own productions, and in what ways did products coming from the “other side” serve to imagine or give shape to something that was often unrecognizable directly? What were the similarities, homologies or intersections between the two imaginaries?

e) Beyond the Blocs. Beyond the main actors of the Cold War (the USA/USSR), recent histories have illustrated the multiple ways this notion played out, on ideological, cultural, economic and social levels. Here our interest is on the media contexts of European satellite countries, on the role of cinemas from other geopolitical, economic and cultural actors in the East-West conflict (e.g. the Third World, the European Community, Arabic countries, religious institutions, etc.): their productions, the relevance of their markets, their cultural tendencies – both heterodox and spontaneous;

f) Media and Cultural Consumption. Discussions of film audiences in relation to the fruition of audiovisual products during the Cold War, on the everyday life of cinema alongside the experience of the conflict tout court, the popularity of film and its more strictly political dimension, the individual and/or oppositional use of cultural products (e.g. “poaching” of non-allied cultures), the very forms of cultural consumption (mainstream, elite, antagonistic and/or clandestine);

g) Comparisons of Genres. The relationship between film genres and the “cinematic Cold War”, the use of certain narrative patterns in order to give shape to the geopolitical conflict; the variety of genre models in the course of the “cinematic Cold War” (e.g. spy movies in the ’50s, melodramas in the ’80s, etc.).

h) Gender and Celebrity. The “Cinematic Cold War” was certainly a direct opposition between two ideological blocs, but it also brought about the definition of narrative, social and anthropological frames of reference, and, potentially, fascinations. Representative forms generated corporeal, performative and social typologies, and, broadly, gender roles. These were associated to different conceptions and uses of mediated celebrity. What gender roles did cinema help to shape during the Cold War? In what way were these connected to the geopolitical conflict? What kind of circulation did they have either side of the Iron Curtain, and in the areas that were contested by the two superpowers?

i) After the Cold War. What is the status of the “memory of the ‘Cinematic Cold War’”? What are the current conditions of the archives that preserve the material and cultural traces of the conflict? What policies protect and diffuse these kinds of testimonies? In what ways does contemporary cultural production contribute to edifying and extending the memory of the conflict (e.g. Ostalgie)?

Proposals (of around 300 words), together with a brief bio, should be sent to redazione@cinemaestoria.it no later than 15 February 2020. All accepted articles, which will undergo a process of double-blind peer review, must then be submitted by 31 August 2020. The issue will be published in print in Italian and online in English.

For questions or further information, please write to stefano.pisu@unica.it, francesco.pitassio@uniud.it and maurizio.zinni@uniroma1.it.