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Cinema e storia 2018

Storia e storie delle audience in era globale
a cura di Mariagrazia Fanchi e Damiano Garofalo

Lo studio delle audience ha attraversato come un basso continuo tutta la storia della ricerca sul cinema. Tema di sfondo, accessorio rispetto ad un’analisi concentrata sul film: sui suoi autori, sui suoi contenuti, sulle sue estetiche, sul suo funzionamento. lo spettatore era insomma sempre dietro le spalle dello studioso: attento a quanto accadeva sullo schermo, ma assai meno a chi affollava (fino a un certo punto almeno) le sale. da questa posizione liminale, la riflessione sulle audience cinematografiche ha guadagnato negli ultimi anni un’inedita rilevanza. Più il dispositivo cinema, inteso come apparato tecnologico e come insieme di testi e di pratiche di fruizione, si allontanava dal canone classico, più gli studiosi si rivolgevano allo spettatore, unico elemento della formula a restare, se non stabile, almeno identificabile. ecco così un fiorire negli ultimi anni di ricerche sui pubblici di cinema: quelli occidentali, su cui già si comincia a lavorare negli anni ottanta, complice la svolta revisionista della ricerca storica in ambito cinematografico, e quelli non occidentali, verso cui spingono le prospettive della world history; gli spettatori che ancora vanno in sala e quelli che vedono i film in televisione o sugli schermi dei propri laptop; gli spettatori di un tempo e quelli di oggi. il numero 1/2018 di ‘cinema e Storia’ è dedicato proprio a questo tema: negletto per molto tempo, oggi oggetto di un recupero energico che ne fa un campo di sperimentazione di metodi, letture, approcci. i saggi qui contenuti offrono uno spaccato prezioso delle sensibilità, degli oggetti e delle tecniche di ricerca storica sui pubblici di cinema. completa la rivista la sezione Stile libero con una conversazione con Ermanno Olmi, un saggio sul musical, uno sulla fabbrica della storia e uno sul dialetto romano nel cinema; oltre alle segnalazioni cinematografiche ed editoriali dell’ultima stagione.

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INDICE

Storia e storie delle audience. Una riflessione su fonti, metodi e nodi
Mariagrazia Fanchi e Damiano Garofalo

I consumi culturali in Italia nel lungo XX secolo
Emanuela Scarpellini

Immagini del pubblico nella stampa cinematografica italiana degli anni Cinquanta
Paolo Noto

Il pubblico del film d’autore nell’Italia degli anni Sessanta. Uno studio delle strategie di comunicazione della Cineriz
Francesca Cantore e Andrea Minuz

Frammenti di un discorso prevalentemente amoroso. Storie di spettatori e consumi cinematografici in cinquant’anni di canzoni italiane
Giovanni Memola

Cinema e tempo libero nell’Unione Sovietica degli anni Venti
Elizaveta Zhdankova

C’era una volta il cinema Corso. Storia di una sala cinematografica romana durante il fascismo
Edward Bowen

«L’arma più potente». Spettacoli cinematografici e audience nell’Africa orientale italiana
Gianmarco Mancosu

Gli anni d’oro del cinema turco. Pubblici e fandom nel periodo Yeşilçam
Yektanursin Duyan

Ritals e star. L’immigrazione italiana in Francia e il divismo cinematografico
Valerio Coladonato

Libertà è partecipazione. I cineclub dell’emigrazione italiana in Svizzera come spazi politici e pedagogici
Mattia Lento

Protesi mnestiche. Memorabilia ed esperienze spettatoriali
Paolo Caneppele

Gli scrapbook di Tatiana Grauding. Una spettatrice tra materialità e storia del cinema
Mariapia Comand e Andrea Mariani

«Con l’avvento della televisione, nuove forme di cortesia ci si impongono». Pratiche di visione televisiva e buone maniere nell’Italia del boom
Bruno Bonomo

Prove tecniche di trasmissione. Lascia o raddoppia? e il caso di Gino Prato
Anna Bisogno

STILE LIBERO
a cura di Chiara Gelato

L’evoluzione del dialetto nel parlato filmico, da Ladri di Biciclette a Lo chiamavano Jeeg Robot. Sceneggiatura e messa in scena
Daniela Ceselli

Per ascoltare i segreti del bosco. Conversazione con Ermanno Olmi
Federico Pontiggia

La fabbrica della storia, tra fonti tradizionali e rappresentazioni di massa
Mariangela Palmieri

Storia di un immaginario. Il musical
Roberta Torre

I film storici della stagione 2016-2017
Luca Peretti e Pietro Masciullo

Bibliografia critica su cinema e storia. Triennio 2015-2017
Valerio Coladonato, Damiano Garofalo, Dalila Missero, Luca Peretti

CFP – Cinema e populismo. Forme, immaginari e genealogie condivise (n. 1/2019)

CALL FOR PAPERS – «Cinema e Storia. Rivista di studi interdisciplinari», n. 1/2019

Cinema e populismo. Forme, immaginari e genealogie condivise

a cura di Valerio Coladonato & Andrea Sangiovanni

ATTENZIONE: la scadenza per l’invio delle proposte è prorogata al 10 aprile 2018.

È possibile indagare il “populismo” attraverso il cinema? Quali sono i rapporti che intercorrono tra il cinema — inteso come dispositivo che genera forme e immaginari condivisi — e quei fenomeni politici riconducibili al concetto di populismo? Il numero 1/2019 della rivista «Cinema e Storia» sarà dedicato all’analisi di tali scambi in una prospettiva internazionale. Il populismo è una categoria quanto mai sfuggente e contraddittoria, sia nel senso comune che nell’interpretazione storica: qui se ne adotterà una definizione estensiva, mutuata in parte dall’analisi politologica; si intenderà come “populismo” quel fenomeno politico caratterizzato da almeno tre elementi: l’immaginazione di un “popolo” uniforme e depositario morale della sovranità, la costruzione carismatica del leader, il disprezzo nei confronti della politica e/o di una presunta élite corrotta. Poiché nel Novecento il cinema è stato uno dei dispositivi privilegiati sia per la rappresentazione delle masse, sia per l’organizzazione del loro investimento affettivo nei confronti di individui “straordinari” (basti pensare al fenomeno del divismo), esso può servire ad analizzare meglio il fenomeno del populismo. Ciò è dimostrato anche da alcuni studi recenti che si sono appunto serviti delle categorie dei film studies, analizzando ad esempio la performance e la comunicazione dei leader in termini “stilistici”, oppure mettendo a fuoco le sovrapposizioni tra la nozione di popolo e quella di audience nei populismi a carattere mediatico.

È possibile dunque interrogarsi sul modo in cui il cinema ha contribuito alle trasformazioni del rapporto (o della disintermediazione) tra popolo e leader, sia rendendolo più stretto e organico, sia prefigurandone una interruzione; oppure è possibile analizzare le modalità con le quali sono state rappresentate le passioni e i conflitti politici d’impronta populista. Poiché il consenso delle forze populiste richiede una frattura binaria del campo sociale, che contrappone il popolo ad un’élite corrotta, e mira ad oscurare le posizioni intermedie, quali formule narrative ed elementi simbolici facilitano la configurazione di un simile immaginario?

Considerando la già ricordata ambiguità e indeterminatezza del concetto di populismo, gli autori e le autrici saranno invitati a far riferimento al modo in cui le scienze politiche hanno teorizzato questa nozione, mettendone in luce la sua efficacia o i suoi limiti in relazione ai diversi casi di studio. Sarà quindi necessario distinguerla da altre categorie e forme storiche dell’agire politico (ad es. il fascismo). Verranno prese in considerazione le definizioni e l’evoluzione dei discorsi sul populismo — sia come  categoria analitica, che nei suoi usi polemici nel dibattito politico e della critica cinematografica. Potranno essere discussi, inoltre, aspetti che intersecano in diversi modi i dibattiti sul populismo: ad esempio, le considerazioni sul rapporto tra cinema politico e la categoria di “popular”, oppure i discorsi sulla vocazione «popolare» del cinema — anche in contrasto con i linguaggi e la legittimità culturale di altre forme di comunicazione.

Gli interventi potranno concentrarsi su casi di studio relativi a singoli film o registi, oppure allargare lo sguardo alle dinamiche di costruzione e circolazione dell’immaginario cinematografico in un determinato contesto.

Le proposte potranno riguardare uno o più dei seguenti ambiti (pur non limitandosi ad essi):

  • le modalità di messa in scena del potere in una congiuntura storica che presenta i caratteri del populismo;
  • il rapporto tra forme di governo a carattere carismatico e l’immaginario populista (ad es. la permeabilità tra star system e comunicazione politica);
  • gli scambi tra movimenti populisti e gli ambiti della produzione e distribuzione cinematografica;
  • la rappresentazione di figure o personaggi storici di spicco in contesti populisti;
  • le opposizioni concettuali nei discorsi critici (ad es. le definizioni di alcuni registi o movimenti cinematografici come populisti o neopopulisti);
  • i discorsi sul pubblico cinematografico in relazione all’idea di popolo e le loro implicazioni politiche;
  • i legami tra immaginario populista e generi cinematografici (ad es. la delegittimazione delle élite nella fantascienza distopica, il ricorso a strutture melodrammatiche a sostegno del paradigma vittimario, ecc.);
  • i modelli di gender prevalenti nella comunicazione populista e il loro rapporto con il divismo cinematografico.

Le proposte (200 parole circa), corredate da un breve profilo biografico, dovranno essere inviate all’indirizzo redazione@cinemaestoria.it entro e non oltre il 10 aprile 2018. Tutti i saggi, sottoposti al meccanismo di double blind peer review, dovranno essere consegnati entro e non oltre il 31 luglio 2018.

Per richieste di chiarimento o informazione si prega di scrivere a valerio.coladonato@gmail.com e/o asangiovanni@unite.it

Cinema e storia 2017

La storia internazionale e il cinema. Reti, scambi e transfer nel ‘900

a cura di Stefano Pisu e Pierre Sorlin

Nella produzione cinematografica del XX secolo alle logiche industriali ed artistiche si sono spesso sovrapposti interessi politici e ideologici. Circolando su tutto il globo e veicolando stili di vita e informazioni culturali, i film sono stati anche un’occasione di incontri (e scontri) economici, diplomatici, propagandistici e professionali. Commercio, ideologie, rapporti interstatali e transnazionali si sono intrecciati a partire da bobine di pellicola, rese preziosissime da un’enorme domanda. Dalla Grande guerra alla sfida globale Usa-Urss – passando per l’età dei totalitarismi, il secondo conflitto mondiale e la ricostruzione post bellica – i diversi articoli qui presenti mettono a fuoco un’epoca in cui il cinema si è affermato come mezzo di relazione internazionale e modo di proiettarsi di ciascun Paese oltre i propri confini. In maniera originale e multidisciplinare, questo numero analizza quanto e in che modo abbia inciso il cinema nella storia internazionale del Novecento e come abbia saputo raccontare – meglio di qualsiasi altro medium – il «secolo breve» ai suoi contemporanei e alle generazioni successive. Completa la rivista la sezione Stile libero con un approfondimento su Roberto Faenza, un’intervista a Margarethe von Trotta e un contributo di Francesco Munzi; oltre alle segnalazioni cinematografiche ed editoriali dell’ultima stagione.

 

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INDICE
(Cliccare sulle voci per acquistare i singoli contributi)

Un incontro emblematico del secolo breve: cinema e relazioni internazionali
Stefano Pisu e Pierre Sorlin

Griffith, Wilson e il cav. Barattolo: due film americani nell’Italia del 1918
Giaime Alonge

Luciano De Feo: un internazionalista pacifista nell’Italia di Mussolini?
Christel Talibert e Marco Antonio D’Arcangeli

Universalismo cinematografico: l’inchiesta della Santa Sede sul cinema del 1935
Gianluca Della Maggiore

I film tedeschi a Madrid nella Seconda Repubblica spagnola (1933-1936): c’è una relazione tra ideologie politiche e gusti cinematografici?
Julio Montero e Maria Antonia Paz

Leni Riefenstahl ambasciatrice del Terzo Reich: il cinema per esportare il Nazionalsocialismo
Antioco Floris

Assenze ricorrenti: umanitarismo internazionale, trauma culturale e documentario postbellico italiano
Francesco Pitassio

Hollywood tra echi di Guerra fredda e prove di distensione: il negoziato cinematografico Usa-Urss (1945-1958)
Stefano Cambi

La diplomazia culturale americana, la Guerra fredda e il cinema di Hong Kong negli anni Cinquanta
Sangjoon Lee

La strategia europea della Fiapf durante la Guerra fredda: i produttori, arbitri dei festival internazionali di cinema?
Caroline Moine

Da Sud a Est per diventare cineasta: gli studenti africani in Urss negli anni Sessanta e Settanta
Gabrielle Chomentowski

Tra apertura e diffidenza: il Sovinfilm e le coproduzioni cinematografiche franco-sovietiche negli anni della distensione
Ekaterina Mityurova

 

CFP – Tra pubblico e privato. Storia e storie delle audience in era globale (n. 1/2018)

CALL FOR PAPERS

«Cinema e Storia. Rivista di studi interdisciplinari», n. 1/2018

Tra pubblico e privato. Storia e storie delle audience in era globale

a cura di Mariagrazia Fanchi & Damiano Garofalo

 

Lo studio delle audience del cinema ha rappresentato, per lungo tempo, un ambito ancillare: considerato un oggetto triviale, e comunque indagabile mantenendo il baricentro della riflessione sui testi (lo spettatore come costrutto semiotico) o sulle pratiche di produzione e di distribuzione (lo spettatore come esito delle strategie e delle forme dell’industria cinematografica), oppure infine sulle operazioni di propaganda e di mobilitazione politica (lo spettatore come strumento per creare consenso). Da questa posizione liminale e periferica, la riflessione sulle audience cinematografiche ha acquisito negli ultimi tempi un’inedita rilevanza, sia in ambito internazionale, sia in ambito nazionale, assumendo un rilievo particolare nelle ricerche di storia sociale e culturale con un respiro interdisciplinare, quali la storia dei consumi, la storia del gusto e la storia dei pubblici di cinema e televisione.

A questa recente emersione hanno contribuito diversi fattori: la nascita di associazioni europee dedicate alla storia delle audience di cinema (HOMER, per esempio, ma anche il workgroup “Audience” in NECS) che hanno dato un importante impulso alle ricerche in tal senso; l’apertura di punti di osservazione verso le audience non occidentali, sotto la pressione dei paradigmi della World History, e quindi il profilarsi di un ambito di studio del tutto nuovo, in una prospettiva apertamente post-coloniale; e ancora la sperimentazione di nuovi strumenti, prelevati dalla psicologia sperimentale e dalle scienze statistiche (i big data), così come la riscoperta e l’aggiornamento alla storia dei media di metodologie tradizionali – i metodi della storia orale, per esempio. Questa favorevole congiuntura ha sollecitato una ripresa della riflessione storiografica sulle audience, e una fioritura di studi e di progetti (fra gli altri, Italian Cinema Audiences lanciato da un pool di atenei inglesi).

A partire da questa recente prospettiva, che pone l’eterogeneità delle esperienze spettatoriali al centro della propria analisi, i singoli media non possono più essere studiati, di riflesso, come compartimenti stagni. Soltanto un approccio storico ed estensivo ai consumi mediali (cinematografici, televisivi, visuali) darebbe conto, pertanto, della praticabilità degli studi sulle audience, intese in senso globale e apertamente interdisciplinare. Per questo, tentare di storicizzare l’analisi delle audience vuol dire prima di tutto riconoscerne la varietà delle pratiche di fruizione nei mutamenti spaziali e temporali, mettendone a fuoco i processi di dislocazione culturale e soggettivazione identitaria nelle trasformazioni storiche. Non si tratta, quindi, di proporre esclusivamente una storia sociale e culturale dei pubblici, ma di considerare i mutamenti delle pratiche di visione nella storia come processi storici, come fonti legittime per la storia.

A questo proposito, il n. 1/2018 della rivista «Cinema e Storia» vorrebbe tenere conto della varietà di tali approcci, accogliendo una serie di casi di studio a partire da una (o più) delle seguenti direttrici (pur non limitandosi a esse):

  • Storia dei pubblici e delle pratiche di visione in Italia;
  • La storia dei consumi in una prospettiva globale;
  • La storia delle forme di socialità e delle pratiche sociali;
  • Le storie della vita privata, della famiglia, delle emozioni;
  • Consumi culturali, consumi mediali e la loro evoluzione storica;
  • Storia della ricezione applicata a generi e singoli prodotti culturali;
  • Fandom e stardom: scrivere agli idoli, negoziare la celebrità;
  • Audience e soggettività: gender, generazioni, gruppi e comunità, nazione;
  • Teorie femministe, mascolinità e pratiche di negoziazione di genere;
  • Audience e Queer/LGBT studies: identità sessuali e pratiche storiche di visione:
  • Sale cinematografiche e spazi di visione condivisa: storie sociali dei pubblici;
  • La prospettiva neuroscientifica nella storia delle audience;
  • Audience, contesti familiari, domesticità: conflittualità, condivisione, riflusso;
  • Audience e architettura dello spazio urbano: tra pubblico e privato;
  • Audience e World history: approcci globali, comparati e post-coloniali;
  • La storia delle audience in una prospettiva glocal;
  • Rielaborazioni degli studi sulla produzione a partire dalle audience;
  • Nuovi approcci teorici e storiografici alla storia dei pubblici;
  • Metodologie e strumenti applicati alla storia delle audience: dai big data alla ego-histoire;
  • Rappresentazioni dei pubblici nella stampa, nel cinema, nella televisione.

Le proposte (200 parole circa), corredate da un breve profilo biografico, dovranno essere inviate all’indirizzo redazione@cinemaestoria.it entro e non oltre il 31 marzo 2017.

Tutti i saggi, sottoposti al meccanismo di double blind peer review, dovranno essere consegnati entro e non oltre il 31 luglio 2017.

Per richieste di chiarimento o informazione si prega di scrivere a mariagrazia.fanchi@unicatt.it e/o damiano.garofalo@uniroma1.it

Cinema e storia 2016

Anni Cinquanta – Il decennio più lungo del secolo breve

a cura di Elena Dagrada

Nella storia del cinema italiano gli anni Cinquanta si impongono come il decennio più lungo del secolo breve. Cominciano, infatti, già nel 1948 e si prolungano compatti fino alle soglie del 1960. Da un lato, intrecciano la storia del cinema con quella della neonata Repubblica italiana, che vede concretarsi i risultati più significativi del laborioso processo di ricostruzione post-bellica proprio nel 1948, quando la parabola del neorealismo conosce la consacrazione ufficiale e al tempo stesso registra le prime avvisaglie di una crisi destinata a monopolizzare il dibattito critico – e non solo quello – per tutti gli anni Cinquanta. Dall’altro, a fronte di un inizio anticipato così denso e coeso, l’intero decennio procede all’insegna dei complessi scenari della Guerra Fredda, le cui ripercussioni condizionano variamente la politica interna e la gestione politica della cultura. È in questo clima rovente che prende avvio il faticoso cammino verso il miracolo economico, accompagnato dalle prime avvisaglie di una modernità nostrana e dall’emancipazione di un pubblico che al neorealismo preferisce da sempre melodrammi, commedie e soprattutto i divi d’oltreoceano. Questo numero di «Cinema e Storia» cerca di restituire la complessità di una stagione culturale che occupa un posto centrale nella storia dell’Italia repubblicana, la cui eredità è a ben vedere ancora viva e quanto mai attuale.

 

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INDICE
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Introduzione
Elena Dagrada

Una storia nuova: la censura del passato nel cinema a soggetto storico
Enrico Gaudenzi

Il Risorgimento nel cinema italiano del secondo dopoguerra
Silvio Berardi

I compagni e Don Camillo. Guareschi e il Pci in lotta per un film
Francesco Paolella

«In omaggio ai Cervi, al grande tema . Zavattini e il film “impossibile” sui sette fratelli
Michele Guerra

Il caso Blackboard Jungle tra Guerra Fredda culturale e moralità pubblica
Federico Robbe

Tirone, la volpe e il Papa. Il matrimonio Power-Christian e la fan culture italiana del dopoguerra
Federico Vitella

L’americanizzazione negli anni Cinquanta tra Roman Holiday e Un americano a Roma
Chiara De Santi

Napoli dopo l’anno zero. Camorristi, guappi e contrabbandieri tra stereotipo e inchiesta
Paolino Nappi

In viaggio verso il boom. Note su cinema e turismo in Italia tra ricostruzione e miracolo economico 
Maurizio Zinni

«Ogni curiosità va soddisfatta». Spirito d’inchiesta e industria culturale
Luca Malavasi

Tra eredità neorealista e propaganda politica. Lo sguardo del documentario e il caso Basilicata
Angela Brindisi

Benzina per l’Italia. Le trasformazioni del Paese nei documentari dell’Agip e dell’Eni
Elio Frescani

«Del tutto sconsigliabile per il nostro pubblico». Omosessualità e cinema italiano del dopoguerra
Mauro Giori

Pellicole e film di carta. Un nuovo protagonismo femminile
Lucia Cardone

Il cinema in casa tua. La produzione di immagini amatoriali domestiche
Paolo Simoni

«Un mondo che pensavo impossibile». Al cinema in Italia negli anni Cinquanta
Danielle Hipkins, Sarah Culhane, Silvia Dibeltulo, Daniela Treveri Gennari, Catherine O’Rawe

Audience caleidoscopiche. Le trasformazioni del pubblico e del consumo di cinema
Mariagrazia Fanchi

I vinti e i redenti. Cinema & antifascismo in Italia

di Vito Zagarrio

Abstract
Che vuol dire “antifascismo”? Anzi, in maniera ancora più generale quando si tenta di stabilire una relazione tra due soggetti, che cosa significa parlare di “cinema e antifascismo”? Perché, se la stessa nozione di “antifascismo” è oggi complessa e rischia di risultare ambigua, lo stesso può dirsi per quella di “cinema”, coincidente ormai con un orizzonte “espanso” comprensivo dell’intero universo audiovisivo, dal film alla televisione, dal video al web, dal cortometraggio al documentario. L’intento di questo saggio è dunque quello di riflettere problematicamente sulla doppia declinazione del rapporto cinema-antifascismo: da una parte la rappresentazione dell’antifascismo e la sua irruzione nell’immaginario; dall’altra l’antifascismo quale categoria ideologica e come posizione culturale.

Postmodern antifascismo

di Giacomo Manzoli

Abstract
Non è un caso che, soprattutto negli anni successivi all’entrata in politica di Silvio Berlusconi, durante la fase più drammatica dei rapporti burrascosi tra l’allora Presidente del Consiglio e la magistratura, l’interesse del cinema italiano per la Resistenza, e l’antifascismo in generale, si sia intensificato: da allora fino ad oggi il cinema “politico” nostrano pare attraversato dal fenomeno del cosiddetto postmodern impegno. Un impegno, di matrice antifascista, del tutto privo di intenzioni egemoniche, che ricerca una relazione forte, di stampo passionale ed emotivo, con la materia trattata, anche come compensazione per l’uscita dalla gabbia rassicurante dell’ideologia propriamente detta.

Resistenza senza antifascismo. La Tv e il dibattito degli anni Novanta

di Vanessa Roghi

Abstract
Il discorso pubblico sull’antifascismo trovo un proprio fondamentale momento di svolta negli anni Novanta del XX secolo, quando emergono alcune delle principali peculiarità che hanno caratterizzato la nuova narrazione dell’antifascismo e della resistenza al cinema e, soprattutto, in televisione. In un periodo compreso tra il 1991, inteso come anno di svolta in quanto scompare il termine “antifascismo” e si impone il concetto di “anti-antifascismo”, e il 1994, quando viene messa in onda la trasmissione Combat film che propone l’idea che i morti fascisti e antifascisti siano uguali, In quegli anni si attua così una vera “rivoluzione” per la memoria pubblica dell’Italia Repubblicana. Da allora la storia della parte antifascista della società sarà lentamente espulsa dalla TV.

La nostalgia e la pietà: La notte di San Lorenzo di Paolo e Vittorio Taviani

di Emiliano Morreale

Abstract
All’interno dell’arcipelago dei modelli di racconto cinematografico del Fascismo, della Resistenza e della guerra, avviati ormai, dagli anni Settanta in poi, su una notevole diversificazione, La notte di San Lorenzo dei fratelli Taviani spicca per complessità. L’atteggiamento ambivalente nei confronti di un passato che è insieme regressivo e utopico, caratteristico dei lavori precedenti dei registi toscani, si scioglie in questo film nel confronto con un passato drammatico attraverso gli occhi di una bambina, e nel tentativo di conciliare la durezza della storia con il pathos della memoria. Muovendosi dialetticamente tra storia e memoria, i Taviani realizzano l’opera filmica che, fino a quel momento, meglio mostra, e racconta, il versante della guerra civile.

La storia incompiuta. Antifascismo e Resistenza nel cinema politico italiano dal boom agli anni Settanta

di Maurizio Zinni

Abstract
Il tema dell’antifascismo e della lotta di Liberazione divennero nel ventennio Sessanta-Settanta uno degli argomenti principali del dibattito pubblico. Il cinema si fece specchio di questa attenzione crescente con opere, anche molto diverse fra loro, che innestavano il dato memoriale all’interno di vicende strettamente legate alla temperie di quegli anni. In questa numerosa produzione storica il cinema politico e militante, negli anni Settanta vicino alle istanze del movimento di contestazione, utilizzò il tema della “resistenza tradita” come strumento di battaglia politica e rivendicò l’attualità dell’antifascismo alla luce di una completa messa in discussione della storia nazionale presente e passata.