Archivi categoria: 2013

Il mancato museo della Shoah

di Robert S.C. Gordon

Abstract
Progettato fin dagli anni Novanta e approvato nel 2005, il Museo della Shoah a Villa Torlonia, Roma, è rimasto almeno fino ad oggi un museo “mancante”. Nello stesso arco di tempo, o anche prima, una serie di musei che commemorano l’Olocausto sono stati costriuti e aperti al pubblico in America, in Francia, in Germania e vari altri paesi occidentali. Nel frattempo, sul territorio italiano – a Milano, a Ferrara – altri progetti museali, memoriali, sono stati realizzati almeno in parte, ma il progetto romano, nazionale e
ufficializzato, stenta a concretizzarsi. Il perché di questo ritardo e il significato del progetto stesso sono analizzati come punto di partenza per una comprensione del rapporto complesso della cultura e della politica italiana del Ventunesimo secolo con la storia e con la memoria della Shoah.

Costruzione della memoria e rappresentazioni sociali. L’immagine della Shoah nella stampa italiana (2012-2013)

di Claudia Gina Hassan

Abstract
L’articolo analizza il dibattito e la ricezione mediatica del Giorno della Memoria, con particolare riferimento agli ultimi due anni, mostrando le evoluzioni della sfera pubblica italiana nei confronti di un evento simbolico decisivo. Emerge un orizzonte di conflitti, questioni irrisolte e polemiche nazionali che di volta in volta vengono negoziate con la dimensione universale di questo rito collettivo.

Le rose di Ravensbrück. Genere, memoria, documentario

di Ivana Margarese

Abstract
L’articolo affronta il rapporto tra il documentario italiano e la memoria della Shoah, concentrandosi in particolare sull’analisi di un film di recente produzione che ricostruisce l’universo concentrazionario dal punto di vista femminile. In tal senso, si discute dall’interno di un concreto caso di studio, il rapporto tra Shoah e memoria di genere, a lungo rimasto inesplorato e che è oggi invece un vettore decisivo degli studi contemporanei sulla Shoah.

Il carrello di Kapò visto da qui. Il film di Pontecorvo e la sua ricezione critica riletti in prospettiva

di Claudio Bisoni

Abstract
L’articolo analizza Kapò (Gillo Pontecorvo, 1960) alla luce degli studi sulla messa in discorso dell’Olocausto. Ripercorre l’accoglienza critica del film sulla stampa italiana dell’epoca e propone un confronto con la ricezione francese, dominata dal celebre articolo di Jacques Rivette intitolato De l’abjection. La ricezione di Kapò viene infine inquadrata in una prospettiva storica, sottolineando i punti di contatto con l’evoluzione della rappresentazione della Shoah al cinema e l’insieme dei discorsi sociali che l’hanno accompagnata.

This Must Be the Memory. Vent’anni di sguardi del cinema italiano sulla Shoah

di Claudio Gaetani

Abstract
Negli ultimi vent’anni il cinema ha guardato alla Shoah con nuova attenzione. In Italia, accanto alle opere cinematografiche, abbiamo assistito anche a uno straordinario numero di produzioni televisive. Tante storie unite da alcuni fili comuni, i cui protagonisti sono “Giusti” alla Schindler o bambini portati, di fronte alla Storia, a perdere l’innocenza. Storie in cui, tra un pianto e un sorriso, si trova sempre modo di celebrare l’“italianità” e, soprattutto, di rielaborare in maniera inedita il nostro ruolo nella persecuzione degli ebrei.

L’erotica di Auschwitz. Una genealogia della «Nazi-Sexploitation» italiana

di Guido Vitiello

Abstract
Nella seconda metà degli anni Settanta, sulla scorta de La caduta degli Dei (L. Visconti, 1969) e Il portiere di notte (L. Cavani, 1974), in Italia fiorisce un sottogenere, noto come «Nazi-Sexploitation», fatto di film sadico-erotici ambientati nei campi di concentramento nazisti e nei bordelli delle SS. L’articolo propone una genealogia di questa erotizzazione della Shoah, a partire dalle sue origini israeliane, e avanza qualche congettura sui suoi rapporti con le forme «legittime» della memoria e della rappresentazione di Auschwitz.

La vita è bella (ad Auschwitz): luogo della memoria e dell’amnesia

di Giacomo Lichtner

Abstract
L’articolo prende in esame La vita è bella (1997) e la sua ricezione, considerando il film di Roberto Benigni al tempo stesso come un “luogo della memoria”, capace di sfidare alcune rimozioni storiche e di riportare l’attenzione degli spettatori sulle responsabilità del regime fascista nella persecuzione degli ebrei, e come un “luogo dell’amnesia”, che tramite i meccanismi narrativi della favola e della commedia tenta di pervenire a una impossibile «risoluzione indolore» del trauma di Auschwitz.

Politica, memoria, identità. La ricezione italiana di Holocaust e Schindler’s List

di Emiliano Perra

Abstract
Oggetto dell’intervento è il complesso di reazioni e dibattiti pubblici generati dalla trasmissione da parte della Rai della miniserie Olocausto nel 1979 e del film Schindler’s List nel 1997. Situati all’incrocio tra politica e cultura, questi dibattiti permettono di illustrare più ampi processi di costruzione della memoria della Shoah in Italia. Ciò che emerge è che la discussione su queste rappresentazioni riflette e amplifica narrazioni mitiche incentrate sull’innocenza dell’Italia e sul suo ruolo di vittima durante la guerra, con conseguenze dannose per la coscienza storica del paese e per il suo presente.

Cinema, società italiana e percezione della Shoah nel primo dopoguerra (1945-1951)

di Andrea Minuz

Abstract
Oggetto di questo articolo è la percezione della Shoah nel cinema e nella società italiana del primo dopoguerra, interrogata attraverso la lettura di importanti documenti ministeriali prodotti dall’ufficio di revisione cinematografica tra il 1947 e il 1951. Si ricostruiscono soprattutto le vicende della distribuzione italiana de L’ultima tappa (W. Jakubowska, 1948) e si propongono più in dettaglio una lettura di Roma città aperta (R. Rossellini, 1945) e Accidenti alla guerra! (G. Simonelli, 1948), insolita commedia ambientata in un istituto di eugenetica, pressoché sconosciuta.

Il cinema della Shoah negli anni del grande silenzio (1945-1970): un’introduzione

di Marcello Pezzetti

Abstract
L’articolo affronta il primo periodo della cinematografia della Shoah e inserisce il discorso sul cinema italiano nel quadro più vasto della produzione europea e americana, facendo emergere motivi portanti e temi di riferimento. Privilegiando il punto di vista ebraico, mostra l’elaborazione della colpa ma anche la persistenza di pregiudizi e stereotipi antisemiti, nonché i vari limiti storici di questo corpus che definisce la fase iniziale di una costruzione cinematografica della memoria della Shoah.