1977: linea di confine per cinema italiano e società civile

di Mirco Melanco

Abstract
Gli schermi italiani riflettono la dicotomica difformità di un periodo storico contraddistinto, da una parte, dall’impegno di alcuni gruppi sociali nella ricerca di nuovi modelli di gestione del potere politico che sfocerà nella lotta armata; dall’altra, dallo svuotamento in atto di ogni ideologia e dall’avvento di un consumismo sempre più radicato. In tale orizzonte il cinema di genere svolge un ruolo di primo piano, mantenendo un filo diretto con la cronaca che trova nel cosiddetto poliziottesco, legato a un neorealismo di tensione noir, il suo filone d’elezione. Sono in particolare le opere uscite in sala tra il 1976 e il 1978 a raccontare il dilagare della violenza nelle strade, la diffusione della droga, il controllo da parte delle mafie di affari connessi all’interesse pubblico e alla politica.

I germi della violenza. Gruppo di famiglia in un interno fra 1968 e 1977

di Mauro Giori

Abstract
Nel 1974 esce nelle sale cinematografiche Gruppo di famiglia in un interno di Luchino Visconti, film controverso in cui il regista sembra allontanarsi parzialmente dai temi politici che hanno caratterizzato altri suoi film. Nel saggio si analizzano le varie fasi di scrittura di quest’opera attraverso le quali, con il rapido mutare del contesto storico, si offre un affascinante panorama del clima politico che porterà al 1977: il timore del golpismo neofascista, la ripresa dello squadrismo italiano durante gli anni della strategia della tensione e la deriva della generazione sessantottina. Nonostante tale tema, Gruppo di famiglia in un interno sarà criticato anche dalla sinistra tradizionale e da quella extraparlamentare e non diverrà mai né quell’opera simbolo degli anni Settanta né un’arma politica nel mani del PCI, come in potenza avrebbe potuto essere. Nato in origine senza forti caratterizzazioni politiche o ideologiche, il film di Visconti appare a prima vista quasi un’opera autobiografica ma rappresenta in realtà una lucida rappresentazione degli anni compresi tra il 1968 e il 1977.

Italia ultimo atto: il cinema del ’77

di Christian Uva

Abstract
Gli schermi cinematografici del 1977 propongono un’eterogenea produzione che, attestando la dolorosa transizione tra le “grandi narrazioni” e le “piccole cronache” di un orizzonte sempre più chiuso nella contrapposizione tra singolo e collettività, è già testimonianza di una “condizione postmoderna”. I film destinati al circuito “istituzionale” appaiono perlopiù pervasi da un clima fosco e soffocante che segnala la predominanza di una sola delle due facce di questa stagione, quella rappresentata dalla violenza derivante dal rapporto conflittuale tra le “macchine desideranti” (gli individui) e il Potere nella sua configurazione di “Stato-Padre”.