L’immagine di guerra. La Resistenza nel cinema italiano dell’immediato dopoguerra

di Stefania Parigi

Abstract
Al di là delle diverse ideologie messe in campo, all’interno della cinematografia resistenziale, che si concentra per la maggior parte tra il 1945 e il 1946, è facile riconoscere figure e schemi ricorrenti che passano da un film all’altro, contribuendo a delineare un immaginario comune. Prendendo come modello Roma città aperta, l’esiguo numero di film dedicati alla Resistenza, realizzati negli anni immediatamente successivi alla guerra, è caratterizzato da opere molto diverse tra loro che hanno però in comune principalmente il fatto di essere concepite sull’onda emotiva degli eventi, dimostrando quella «smania di raccontare» descritta da Italo Calvino come un portato comunitario degli anni di guerra.

La lunga notte del ’43. Cinema e resistenza nella Prima repubblica

di Pietro Cavallo

Abstract
Che cos’è stato il cinema resistenziale? Con un excursus che parte dal 1945 e arriva fino al 1992 si prova a rispondere a questa domanda offrendo una ricostruzione di alcune fra le principali peculiarità di questo genere cinematografico. Si delineano così tre distinte fasi in cui il tema della Resistenza, risentendo dei differenti e complessi periodi storici in cui sono prodotti, trova diverse declinazioni. Analizzando alcune tra le migliori produzioni filmiche italiane si offre così una ricostruzione dell’evoluzione della narrazione di un genere su cui vi è ancora molto da scrivere e da girare.

Cinema e Storia 2015

Cinema e antifascismo. Alla ricerca di un epos nazionale

a cura di Vito Zagarrio

Questo numero della rivista prende in esame l’antifascismo come uno degli orizzonti tematici che meglio consentono di mettere a fuoco i problematici rapporti tra il cinema e la storia in Italia. È infatti su tale terreno che più chiaramente si evidenzia la relazione “non riconciliata” tra i due ambiti soprattutto laddove essa si definisce nella continua rincorsa di un epos nazionale che proprio nel mito resistenziale tenta di rintracciare il suo terreno d’elezione. I saggi contenuti nel presente dossier si soffermano su un lungo e articolato percorso che va dalla ricerca della nuova identità nazionale passante attraverso il sacrificio cruento e la conseguente monumentalizzazione dei martiri della guerra attuata dal cinema del dopoguerra alla disillusione che sopraggiunge con la fine dell’unità resistenziale; dalla storicistica (quanto ideologica) esigenza espressa dalla produzione filmica dei primi anni ’60 di porre il presente in continuità con il passato della guerra partigiana alla presa d’atto dell’incapacità di dare vita, come già accaduto per il Risorgimento, ad una vera e propria “grande narrazione” nazionale, fino al connubio tra contrapposizione generazionale e utopia che sostanzia il cinema più recente in cui è il concetto stesso di antifascismo a diventare di per sé problematico, aprendosi ad una serie di nuovi significati che i film, ma anche la televisione ed altri media di nuova generazione, faticano a interpretare.

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INDICE
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Introduzione
Vito Zagarrio

La lunga notte del ’43. Cinema e resistenza nella Prima repubblica
Pietro Cavallo

L’immagine di guerra. La Resistenza nel cinema italiano dell’immediato dopoguerra
Stefania Parigi

La storia incompiuta. Antifascismo e Resistenza nel cinema politico italiano dal boom agli anni Settanta
Maurizio Zinni

La nostalgia e la pietà: La notte di San Lorenzo di Paolo e Vittorio Taviani
Emiliano Morreale

Resistenza senza antifascismo. La Tv e il dibattito degli anni Novanta
Vanessa Roghi

Postmodern antifascismo
Giacomo Manzoli

I vinti e i redenti. Cinema & antifascismo in Italia
Vito Zagarrio

Cinema e Storia 2014

Italia 1977: crocevia di un cambiamento

a cura di Ermanno Taviani

Il 1977 è uno snodo nella storia recente d’Italia. È un anno di transizione, in cui si sviluppa una mobilitazione di massa segnata da un ethos collettivo, mentre però affiorano segnali di stanchezza, che preparano il riflusso e un nuovo ethos individualistico. Eppure, questa fase così ricca e contraddittoria, è stata spesso raccontata in modo unilaterale, insistendo sull’estremismo e la violenza. Sta perciò crescendo l’esigenza di sottrarre questo anno-chiave da tali rappresentazioni, per studiarlo in tutta la sua complessità. Il volume monografico di «Cinema e Storia» si propone come contributo in questo senso. E lo fa studiando l’interazione fra strutture materiali, immaginario e rappresentazioni; tra le dinamiche politico-sociali e la produzione artistico-culturale. Emergono così le differenze tra i film che raccontavano la loro attualità, insistendo sull’anima più radicale dei movimenti, e i film che anni dopo ne hanno recuperato l’altra anima, più creativa. Prende forma il clima individualistico, che fonti diverse – relazioni prefettizie, giornali, film – confermano già forte nel paese. Ma si stagliano esperimenti creativi, grazie ai quali comincia a soffiare in Italia il vento della temperie definita «Postmodernità». Un quadro insomma complesso, di una stagione decisiva.

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INDICE (Cliccare sulle voci per acquistare i singoli contributi)

Introduzione
Ermanno Taviani

Italia ultimo atto: il cinema del ‘77
Christian Uva

I germi della violenza. Gruppo di famiglia in un interno fra ’68 e ’77
Mauro Giori

1977: linea di confine per cinema italiano e società civile
Mirco Melanco

La voce del padrone e i suoni del popolo. Identità musicali e processi d’ibridazione tra universi etnici, colti e popular in Padre Padrone.
Marco Cosci

Un Borghese piccolo piccolo: retaggi patriarcali, crisi economica e violenza diffusa all’alba del 1977
Domenico Guzzo

Dal balcone della storia: Una giornata particolare
Paola Valentini

L’attacco al cuore del cinema politico italiano
Ermanno Taviani

L’altra faccia del 1977: un’epopea invisibile
Franco Grattarola, Domenico Monetti, Luca Pallanch

Facce di festa, Lato D. Esperimenti di comunicazione, performatività e immaginari giovanili nei primi film di Studio Azzurro
Alessandra Chiarini

La nostra Woodstock e l’annnus terribilis: Parco Lambro
Vito Zagarrio

Realtà e immaginario di un Paese in bilico: il 1977 tra mobilitazione e individualismo
Paolo Mattera

Il corpo immaginato della Storia. Mitopoiesi e narrazione cinematografica in Paz! e Lavorare con lentezza
Roberto Cavallini

Il corpo immaginato della Storia. Mitopoiesi e narrazione cinematografica in Paz! e Lavorare con lentezza

di Roberto Cavallini

Abstract
Attraverso il pensiero del filosofo francese Jacques Rancière, che si è a lungo interessato della costruzione del racconto (storico) che costituisce l’elemento fondamentale per capire il rapporto tra cinema e Storia, si compie un viaggio dentro due film, Lavorare con lentezza e Paz!. Con loro e dentro queste due pellicole, accumunate da tre elementi come l’assenza di linearità della trama, lo spazio e il tempo di ambientazione (Bologna nel 1977) e una caratteristica narrazione letteraria, si indaga sul rapporto tra cinema, Storia e rappresentazione. Espressione di un cinema politico, Lavorare con lentezza e Paz! si svincolano dalla tradizionale rappresentazione della militanza fornendo preziosi spunti di riflessione sul 1977.

Realtà e immaginario di un Paese in bilico: il 1977 tra mobilitazione e individualismo

di Paolo Mattera

Abstract
La memoria del periodo è solitamente schiacciata intorno a due fenomeni: la mobilitazione collettiva, che alimentò il “movimento del ‘77”; la violenza politica, che offrì certamente una base di reclutamento alla lotta armata, e che – soprattutto – ne ha marchiato l’immagine nella memoria collettiva. La realtà fu ben più complessa, con le spinte alla mobilitazione che convivevano con correnti individualistiche già molto forti. L’equilibrio fu infine rotto dagli eventi e in modo particolare dalle rappresentazioni che se ne fornirono. Il saggio intende perciò proporre un’interpretazione di quel momento di svolta, cercando di indagarne l’immaginario collettivo e gli agenti di memoria che lo formarono. La ricostruzione si sviluppa mediante l’intreccio di fonti differenti, dalle più “tradizionali” relazioni prefettizie, ai programmi televisivi fino ai film, capaci con al loro carica evocativa di restituire il clima del tempo.

La nostra Woodstock e l’annus terribilis: parco Lambro

di Vito Zagarrio

Abstract
Con i videotapes di Parco Lambro, dedicati all’omonima manifestazione-concerto di Milano, Aberto Grifi registra impietosamente il sogno e la violenza, dando la parola a una generazione con interviste, confessioni, riprese di gesti e atti all’alba del ’77. Il coacervo di emozioni di Parco Lambro, tuttavia, diventa più opera d’arte, installazione, oggetto museale che documento di intervento politico. Oggi resta sì come istantanea di generazione, fotogramma che fissa una data di nascita del Movimento, ma viene consegnato alla Storia soprattutto come importante intuizione sperimentale di un grande (video) artista, archetipico momento di ibridazione tra cinema, video e performance; caso storico di arte elettronica – che già prefigura le future arti digitali – prodotto da un film e videomaker visionario.

Facce di festa, Lato D. Esperimenti di comunicazione, performatività e immaginari giovanili nei primi film di Studio Azzurro

di Alessandra Chiarini

Abstract
L’anno 1977 si può comprendere anche solamente attraverso due produzioni filmiche come Facce di festa e Lato D. In questi due film infatti, frutto delle esperienze del Laboratorio di Comunicazione Militante proseguita poi con Studio Azzurro, si ritrovano molte delle istanze proprie della generazione del 1977 che, a differenza di quella del 1968, è ora tutta introiettata dentro se stessa, complice la crisi economica e l’incertezza del futuro. Dalla loro analisi e dallo studio che ne consegue appare chiaro che assumono nuova importanza questioni e concetti come il “personale politico”, l’autodeterminazione femminile, la demistificazione degli ordinamenti gerarchici, il rifiuto dell’etica socialista del lavoro e la conseguente riconsiderazione del tempo libero.

L’altra faccia del 1977: un’epopea invisibile

di Franco Grattarola, Domenico Monetti, Luca Pallanch

Abstract
Con il 1977 inizia la crisi del cinema italiano, per molti preannunciata dall’avvento delle tv private. Mentre la produzione “mainstream” risulta dominata perlopiù dai generi (il poliziesco con le sue varianti e il comico, specie con venature erotiche, con qualche acuto terminale del thriller), la produzione italiana del periodo propone tuttavia un cospicuo numero di opere invisibili, marginali o emarginate. È in tale orizzonte che il presente saggio si radica, intendendo delineare una mappa del più remoto cinema del 1977, quello che sfugge alle classificazioni e che avrebbe potuto gettare le basi per un autentico rinnovamento. Un cinema orfano: senza padri e senza figli.

L’attacco al cuore del cinema politico italiano

di Ermanno Taviani

Abstract
Il 1977 si presenta come un anno fondamentale per la storia politica della Penisola e del suo cinema. Nel saggio se ne tracciano le principali peculiarità e si delinea il contesto storico-politico in cui si verificano: d’altra parte, è in questo periodo che il cinema italiano conclude una stagione durata trent’anni e in cui anche il cinema politico, con i suoi successi precedenti, entra in una crisi definitiva. In una rapida carrellata si offrono così molteplici spunti per un approccio innovativo per lo studio di quello che è, secondo molti, un anno di grande trasformazione che cambierà radicalmente il Paese e il cinema degli anni successivi.