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CFP – Cinema e populismo. Forme, immaginari e genealogie condivise (n. 1/2019)

CALL FOR PAPERS – «Cinema e Storia. Rivista di studi interdisciplinari», n. 1/2019

Cinema e populismo. Forme, immaginari e genealogie condivise

a cura di Valerio Coladonato & Andrea Sangiovanni

ATTENZIONE: la scadenza per l’invio delle proposte è prorogata al 10 aprile 2018.

È possibile indagare il “populismo” attraverso il cinema? Quali sono i rapporti che intercorrono tra il cinema — inteso come dispositivo che genera forme e immaginari condivisi — e quei fenomeni politici riconducibili al concetto di populismo? Il numero 1/2019 della rivista «Cinema e Storia» sarà dedicato all’analisi di tali scambi in una prospettiva internazionale. Il populismo è una categoria quanto mai sfuggente e contraddittoria, sia nel senso comune che nell’interpretazione storica: qui se ne adotterà una definizione estensiva, mutuata in parte dall’analisi politologica; si intenderà come “populismo” quel fenomeno politico caratterizzato da almeno tre elementi: l’immaginazione di un “popolo” uniforme e depositario morale della sovranità, la costruzione carismatica del leader, il disprezzo nei confronti della politica e/o di una presunta élite corrotta. Poiché nel Novecento il cinema è stato uno dei dispositivi privilegiati sia per la rappresentazione delle masse, sia per l’organizzazione del loro investimento affettivo nei confronti di individui “straordinari” (basti pensare al fenomeno del divismo), esso può servire ad analizzare meglio il fenomeno del populismo. Ciò è dimostrato anche da alcuni studi recenti che si sono appunto serviti delle categorie dei film studies, analizzando ad esempio la performance e la comunicazione dei leader in termini “stilistici”, oppure mettendo a fuoco le sovrapposizioni tra la nozione di popolo e quella di audience nei populismi a carattere mediatico.

È possibile dunque interrogarsi sul modo in cui il cinema ha contribuito alle trasformazioni del rapporto (o della disintermediazione) tra popolo e leader, sia rendendolo più stretto e organico, sia prefigurandone una interruzione; oppure è possibile analizzare le modalità con le quali sono state rappresentate le passioni e i conflitti politici d’impronta populista. Poiché il consenso delle forze populiste richiede una frattura binaria del campo sociale, che contrappone il popolo ad un’élite corrotta, e mira ad oscurare le posizioni intermedie, quali formule narrative ed elementi simbolici facilitano la configurazione di un simile immaginario?

Considerando la già ricordata ambiguità e indeterminatezza del concetto di populismo, gli autori e le autrici saranno invitati a far riferimento al modo in cui le scienze politiche hanno teorizzato questa nozione, mettendone in luce la sua efficacia o i suoi limiti in relazione ai diversi casi di studio. Sarà quindi necessario distinguerla da altre categorie e forme storiche dell’agire politico (ad es. il fascismo). Verranno prese in considerazione le definizioni e l’evoluzione dei discorsi sul populismo — sia come  categoria analitica, che nei suoi usi polemici nel dibattito politico e della critica cinematografica. Potranno essere discussi, inoltre, aspetti che intersecano in diversi modi i dibattiti sul populismo: ad esempio, le considerazioni sul rapporto tra cinema politico e la categoria di “popular”, oppure i discorsi sulla vocazione «popolare» del cinema — anche in contrasto con i linguaggi e la legittimità culturale di altre forme di comunicazione.

Gli interventi potranno concentrarsi su casi di studio relativi a singoli film o registi, oppure allargare lo sguardo alle dinamiche di costruzione e circolazione dell’immaginario cinematografico in un determinato contesto.

Le proposte potranno riguardare uno o più dei seguenti ambiti (pur non limitandosi ad essi):

  • le modalità di messa in scena del potere in una congiuntura storica che presenta i caratteri del populismo;
  • il rapporto tra forme di governo a carattere carismatico e l’immaginario populista (ad es. la permeabilità tra star system e comunicazione politica);
  • gli scambi tra movimenti populisti e gli ambiti della produzione e distribuzione cinematografica;
  • la rappresentazione di figure o personaggi storici di spicco in contesti populisti;
  • le opposizioni concettuali nei discorsi critici (ad es. le definizioni di alcuni registi o movimenti cinematografici come populisti o neopopulisti);
  • i discorsi sul pubblico cinematografico in relazione all’idea di popolo e le loro implicazioni politiche;
  • i legami tra immaginario populista e generi cinematografici (ad es. la delegittimazione delle élite nella fantascienza distopica, il ricorso a strutture melodrammatiche a sostegno del paradigma vittimario, ecc.);
  • i modelli di gender prevalenti nella comunicazione populista e il loro rapporto con il divismo cinematografico.

Le proposte (200 parole circa), corredate da un breve profilo biografico, dovranno essere inviate all’indirizzo redazione@cinemaestoria.it entro e non oltre il 10 aprile 2018. Tutti i saggi, sottoposti al meccanismo di double blind peer review, dovranno essere consegnati entro e non oltre il 31 luglio 2018.

Per richieste di chiarimento o informazione si prega di scrivere a valerio.coladonato@gmail.com e/o asangiovanni@unite.it

CFP – Tra pubblico e privato. Storia e storie delle audience in era globale (n. 1/2018)

CALL FOR PAPERS

«Cinema e Storia. Rivista di studi interdisciplinari», n. 1/2018

Tra pubblico e privato. Storia e storie delle audience in era globale

a cura di Mariagrazia Fanchi & Damiano Garofalo

 

Lo studio delle audience del cinema ha rappresentato, per lungo tempo, un ambito ancillare: considerato un oggetto triviale, e comunque indagabile mantenendo il baricentro della riflessione sui testi (lo spettatore come costrutto semiotico) o sulle pratiche di produzione e di distribuzione (lo spettatore come esito delle strategie e delle forme dell’industria cinematografica), oppure infine sulle operazioni di propaganda e di mobilitazione politica (lo spettatore come strumento per creare consenso). Da questa posizione liminale e periferica, la riflessione sulle audience cinematografiche ha acquisito negli ultimi tempi un’inedita rilevanza, sia in ambito internazionale, sia in ambito nazionale, assumendo un rilievo particolare nelle ricerche di storia sociale e culturale con un respiro interdisciplinare, quali la storia dei consumi, la storia del gusto e la storia dei pubblici di cinema e televisione.

A questa recente emersione hanno contribuito diversi fattori: la nascita di associazioni europee dedicate alla storia delle audience di cinema (HOMER, per esempio, ma anche il workgroup “Audience” in NECS) che hanno dato un importante impulso alle ricerche in tal senso; l’apertura di punti di osservazione verso le audience non occidentali, sotto la pressione dei paradigmi della World History, e quindi il profilarsi di un ambito di studio del tutto nuovo, in una prospettiva apertamente post-coloniale; e ancora la sperimentazione di nuovi strumenti, prelevati dalla psicologia sperimentale e dalle scienze statistiche (i big data), così come la riscoperta e l’aggiornamento alla storia dei media di metodologie tradizionali – i metodi della storia orale, per esempio. Questa favorevole congiuntura ha sollecitato una ripresa della riflessione storiografica sulle audience, e una fioritura di studi e di progetti (fra gli altri, Italian Cinema Audiences lanciato da un pool di atenei inglesi).

A partire da questa recente prospettiva, che pone l’eterogeneità delle esperienze spettatoriali al centro della propria analisi, i singoli media non possono più essere studiati, di riflesso, come compartimenti stagni. Soltanto un approccio storico ed estensivo ai consumi mediali (cinematografici, televisivi, visuali) darebbe conto, pertanto, della praticabilità degli studi sulle audience, intese in senso globale e apertamente interdisciplinare. Per questo, tentare di storicizzare l’analisi delle audience vuol dire prima di tutto riconoscerne la varietà delle pratiche di fruizione nei mutamenti spaziali e temporali, mettendone a fuoco i processi di dislocazione culturale e soggettivazione identitaria nelle trasformazioni storiche. Non si tratta, quindi, di proporre esclusivamente una storia sociale e culturale dei pubblici, ma di considerare i mutamenti delle pratiche di visione nella storia come processi storici, come fonti legittime per la storia.

A questo proposito, il n. 1/2018 della rivista «Cinema e Storia» vorrebbe tenere conto della varietà di tali approcci, accogliendo una serie di casi di studio a partire da una (o più) delle seguenti direttrici (pur non limitandosi a esse):

  • Storia dei pubblici e delle pratiche di visione in Italia;
  • La storia dei consumi in una prospettiva globale;
  • La storia delle forme di socialità e delle pratiche sociali;
  • Le storie della vita privata, della famiglia, delle emozioni;
  • Consumi culturali, consumi mediali e la loro evoluzione storica;
  • Storia della ricezione applicata a generi e singoli prodotti culturali;
  • Fandom e stardom: scrivere agli idoli, negoziare la celebrità;
  • Audience e soggettività: gender, generazioni, gruppi e comunità, nazione;
  • Teorie femministe, mascolinità e pratiche di negoziazione di genere;
  • Audience e Queer/LGBT studies: identità sessuali e pratiche storiche di visione:
  • Sale cinematografiche e spazi di visione condivisa: storie sociali dei pubblici;
  • La prospettiva neuroscientifica nella storia delle audience;
  • Audience, contesti familiari, domesticità: conflittualità, condivisione, riflusso;
  • Audience e architettura dello spazio urbano: tra pubblico e privato;
  • Audience e World history: approcci globali, comparati e post-coloniali;
  • La storia delle audience in una prospettiva glocal;
  • Rielaborazioni degli studi sulla produzione a partire dalle audience;
  • Nuovi approcci teorici e storiografici alla storia dei pubblici;
  • Metodologie e strumenti applicati alla storia delle audience: dai big data alla ego-histoire;
  • Rappresentazioni dei pubblici nella stampa, nel cinema, nella televisione.

Le proposte (200 parole circa), corredate da un breve profilo biografico, dovranno essere inviate all’indirizzo redazione@cinemaestoria.it entro e non oltre il 31 marzo 2017.

Tutti i saggi, sottoposti al meccanismo di double blind peer review, dovranno essere consegnati entro e non oltre il 31 luglio 2017.

Per richieste di chiarimento o informazione si prega di scrivere a mariagrazia.fanchi@unicatt.it e/o damiano.garofalo@uniroma1.it

Call for paper: La storia internazionale e il cinema. Reti, pratiche, transfer

Call for papers:

La storia internazionale e il cinema.
Reti, pratiche, transfer.

 a cura di Pierre Sorlin e Stefano Pisu

Nel maggio del 1946 il segretario di Stato statunitense James F. Byrnes e i rappresentanti del governo francese, tra cui Léon Blum e Jean Monnet, firmarono degli accordi per cancellare il debito della Francia verso gli USA e ottenere nuovi prestiti in cambio dell’apertura dei mercati transalpini ai prodotti americani, specialmente ai film dell’industria hollywoodiana. Gli accordi Blum-Byrnes sono solo uno dei tanti esempi che mostrano il ruolo rilevante del cinema non solo nella cultura nazionale di un Paese, ma anche nella storia delle relazioni internazionali del XX secolo, in cui la politica estera dei governi, gli scambi commerciali pubblici e privati e l’industria culturale si sono intersecati dando vita a dinamiche complesse. È, infatti, possibile affrontare il cinema come parte integrante della politica estera culturale di un Paese attraverso l’azione di attori ufficiali (i governi e gli enti subordinati alla diffusione cinematografica all’estero) e ufficiosi (associazioni nazionali delle case produttrici, in sintonia o meno con gli enti governativi). È possibile, inoltre, studiarlo come settore strategico dell’industria culturale del XX secolo, quindi nei suoi aspetti più propriamente organizzativi (produttore d’introiti economici nei sistemi capitalistici, ma anche in quelli socialisti). Lo si può, ancora, indagare come medium di diffusione di immagini, idee, slogan, modelli di comportamento più o meno capaci di influenzare pubblici e società, nell’ottica quindi di una storia culturale intesa come «storia sociale delle rappresentazioni» (Ory). È un aspetto – quest’ultimo – non trascurabile se si pensa al ruolo del cinema nel Novecento come dispositivo per legittimare, scientemente o involontariamente, credenze, valori, miti e stereotipi, alla base delle rappresentazioni delle nazioni come «comunità immaginate» (Anderson); ma al contempo anche come attore centrale nella costruzione di una cultura cosmopolita transnazionale.

Fra le tanti direttrici tematiche e metodologiche di indagine che un simile lavoro potrebbe includere questo numero ne privilegerà principalmente, ma non esclusivamente, tre:

Le reti

In questo contesto il concetto di rete comprende diverse forme di interconnessione: da un lato le istituzioni che per un periodo di tempo determinato hanno riunito diverse categorie di addetti ai lavori in rappresentanza di realtà nazionali e statuali differenti, fra cui, sebbene alcune parzialmente già studiate, l’Istituto Internazionale del Cinema Educativo, la Camera Internazionale del Film o le strutture cinematografiche dell’UNESCO nel dopoguerra; dall’altro gli organismi che hanno riunito ancora le Federazioni internazionali di addetti ai lavori come la FIAPF (Federazione Internazionale delle Associazioni dei Produttori di Film); dall’altro ancora manifestazioni a cadenza periodica ma molto longeve – si pensi ai Festival internazionali del cinema e alla loro progressiva diffusione su scala globale nonché alle loro interrelazioni reciproche – in cui alle logiche industriali ed artistiche si sono spesso sovrapposti interessi politico-diplomatici e ideologici.

Le pratiche

Quali forme di scambio e cooperazione internazionale in ambito cinematografico nacquero e si affermarono nel XX secolo? Si trattò di un puro scambio bilaterale o multilaterale all’interno di intese culturali più ampie, oppure costituirono anche un tentativo di esercitare una propria influenza tramite lo strumento della cultura e dell’industria cinematografica? All’interno di questa direttrice di ricerca si auspicano contributi sulle forme più importanti di queste pratiche quali: le co-produzioni cinematografiche internazionali, dalle forme ufficiose degli anni Trenta a quelle sostenute da accordi intergovernativi negli anni Cinquanta e Sessanta che hanno permesso anche la cooperazione fra la cinematografie dei paesi dei blocchi antagonisti durante la guerra fredda; lo scambio di film attraverso le “settimane cinematografiche”, organizzate dagli enti di diffusione cinematografica all’estero (ad esempio Unitalia Film, Unifrance, Sovexportfilm in URSS, l’USIA negli Stati Uniti), i quali, attraverso le selezioni dei film per l’estero, costruivano delle “comunità immaginate” ad uso e consumo dei pubblici e delle società straniere. La formazione di personale tecnico ed artistico nelle colonie o nei paesi decolonizzati da parte di paesi “cinematograficamente avanzati” è un altro tema che varrebbe la pena approfondire, così come il ruolo del cinema nella ripresa delle relazioni fra stati a lungo rimasti antagonisti. Si tratterà quindi in questo caso di vedere se e come il cinema abbia svolto da strumento di diplomazia culturale il carattere reciproco di questa azione oppure la sua natura monodirezionale, quindi nella prospettiva piuttosto di un processo di acculturazione mediato dal cinema come industria e come fatto socioculturale

Transfer

In che misura il cinema è stato veicolo di transfer culturali transnazionali, ovvero un oggetto che una volta “emesso” al di fuori del proprio paese d’origine si riconfigura a contatto con gli altri spazi per acquisire una nuova natura ibrida, “tradotta” dal soggetto (il pubblico straniero) che se ne (ri)appropria? Le suggestioni metodologiche sui «transfert culturali» (Werner e Espagne) risultano particolarmente interessanti per studiare se e come le reti e le pratiche menzionate precedentemente, nel favorire la circolazione internazionale dei film, abbiano provocato delle ricadute in termini di rappresentazioni e immaginari di una cultura “altra”. In questo senso il concetto dei transfer culturali potrebbe essere utile per investigare meglio diversi processi, fra cui: l’europeizzazione attraverso il cinema in epoca coloniale (gli imperi europei usarono il cinema come strumento di acculturazione nelle colonie?); l’“americanizzazione” culturale attraverso Hollywood, e il suo riadattamento da parte dei pubblici/società europee, in comparazione con gli scenari internazionali dell’epoca di riferimento (continuità e fratture fra prima e seconda metà del ‘900, ad esempio il problema delle quote d’importazione e le leggi di tutela del cinema nazionale come costante che supera la frattura militare e geopolitica della Seconda guerra mondiale); la sovietizzazione dell’Europa centrorientale attraverso il cinema dell’URSS e le forme di resistenza/adattamento da parte dei paesi del blocco sovietico; il cinema come terreno di lotta americano-sovietico “per i cuori e le menti” delle società dei paesi decolonizzati.

Abbiamo soltanto accennato ad alcuni temi, essendo il campo d’indagine  vastissimo.

Con questo numero la rivista Cinema e Storia si pone l’obbiettivo di sollecitare la comunità accademica italiana – studiosi di cinema, dell’età contemporanea e delle relazioni internazionali – a riflettere sui temi e sugli approcci più proficui per fare emergere la posizione dell’ «Occhio del Novecento» (Casetti) nella storia internazionale di quel secolo che lo ha visto affermarsi; un occhio – quello del cinema – che, a sua volta, l’ha mostrato ai suoi contemporanei e alle generazioni future meglio forse di qualsiasi altro medium.

Se siete interessati a partecipare con un contributo, che sia a proposito di una delle questioni sopra menzionate o su un altro tema affine, vi saremmo grati di mandare una proposta, con un titolo provvisorio che dia un’idea del vostro progetto e un abstract di 200 parole circa che specifichi l’orientamento che intendete dare al vostro contributo, con l’indicazione delle fonti usate. L’indirizzo mail al quale inviare le proposte è:

stefanopisu@yandex.ru

Saranno privilegiate le proposte dal carattere metodologico innovativo, che utilizzino fonti primarie (audiovisive e/o cartacee) inedite o poco esplorate e che non si limitino a soli casi di studio, ma che siano inquadrate in problematiche storiografiche più ampie. I contributi dovranno essere di circa 40.000 battute (spazi e note compresi).

Scadenza per l’invio delle proposte: 29 maggio 2016
Le risposte verranno inviate entro il 13 giugno 2016
Scadenza per la consegna dei saggi: 15 ottobre 2016

La rivista Cinema e Storia prevede la procedura della peer review

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Call for paper: Tempo, memoria, identità nelle immagini del nuovo millennio

Università degli Studi Roma Tre – Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo

CINEMA & STORIA
Tempo, memoria, identità nelle immagini del nuovo millennio

26-27 novembre 2015

Convegno Internazionale di Studi
a cura di Christian Uva e Vito Zagarrio

in collaborazione con:

University of Leeds Centre for World Cinemas (UK)

Victoria University of Wellington (NZ)

SISSCO (Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea)

CPA (Centro Produzione Audiovisivi) – Università degli Studi Roma Tre

Cinema e Storia. Rivista di studi interdisciplinari (Rubbettino Editore)

 

Università degli Studi Roma Tre – Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo

CINEMA & HISTORY
Time, memory, identity in the images of the new millennium

26-27 November 2015

International Conference
Conference convenors: Christian Uva and Vito Zagarrio

Institutional partners:

University of Leeds Centre for World Cinemas (UK)

Victoria University of Wellington (NZ)

SISSCO (Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea)

CPA (Centro Produzione Audiovisivi) – Università degli Studi Roma Tre

Cinema e Storia. Rivista di studi interdisciplinari (Rubbettino Editore)

Call for paper: Anni Cinquanta. Il decennio più lungo del secolo breve

Call for papers
CINEMA E STORIA
Rivista di studi interdisciplinari
-Rubbettino Editore- ISSN: 2281-1729

febbraio 2016
(English and French versions below):

Anni Cinquanta. Il decennio più lungo del secolo breve
a cura di Elena Dagrada

Nella storia del cinema italiano, gli anni Cinquanta si impongono come il decennio più lungo del secolo breve. Cominciano, infatti, già nel 1948 e si prolungano compatti fino alle soglie del 1960.

Da un lato, intrecciano la storia del cinema a quella della neonata Italia repubblicana, che proprio nel 1948 vede concretarsi i risultati più significativi del laborioso processo di ricostruzione post-bellica iniziato qualche anno prima (l’entrata in vigore della Costituzione, le prime elezioni parlamentari a suffragio universale, il delinearsi di una fisionomia di governo che si vuole in netta cesura con gli assetti precedenti), unitamente al picco più alto della parabola del Neorealismo, che conosce la consacrazione ufficiale proprio nel 1948, quando quel cinema è già in odore di crisi e si avvia verso prolungamenti più o meno colorati, paralleli a un nuovo corso che intercetta variamente i processi della ricostruzione.

Dall’altro, a fronte di un inizio anticipato così denso e coeso, l’intero decennio procede all’insegna dei complessi scenari della Guerra Fredda e delle sue ripercussioni, che condizionano variamente la politica interna e la gestione politica della cultura. È altresì segnato dall’inizio del miracolo economico e dal timido avvio di una modernità nostrana, che acquisirà una vaga patina di internazionalizzazione solo a partire dai successivi anni Sessanta. Nonché dall’avvento della televisione e dall’emancipazione di un pubblico che al neorealismo (pur insistentemente promosso dalla critica) preferisce da sempre melodrammi, commedie, generi nuovi e protagonisti inediti, che si impongono presto accanto a chi sopravvive in vario modo alla fama del decennio precedente.

Questo numero si propone di indagare ciascuno di questi aspetti, nonché ogni altro ugualmente capace di restituire la complessità di una stagione culturale che occupa un posto centrale nella storia dell’Italia repubblicana, la cui eredità è a ben vedere ancora viva e quanto mai attuale.

Le proposte, accompagnata da un abstract di 15 righe e da una breve nota biografica, devono essere presentate entro il 6 aprile 2015 al seguente indirizzo: elena.dagrada@gmail.com

La selezione degli abstract avverrà entro la fine di aprile 2015.

La deadline per la consegna dei saggi (40.000 battute, note e spazi compresi) è il 10 settembre 2015.

“Cinema e Storia” prevede la procedura della peer review.

The Fifties. The Longest Decade of the Short Century
edited by Elena Dagrada

In the history of Italian cinema, the Fifties should be considered the longest decade of the so-called short century. Indeed, in a way it is a decade which begins already in 1948, and goes on straight up to the beginning of the Sixties.

On the one hand, in this period the cinema and the history of the newly founded Republic walk together. In 1948 Italy achieves the first important goal of its reconstruction begun soon after the end of the Second World War, that is the entry into force of the Constitution, the first universal suffrage election of the Parliament, the shaping of government forms meant to be deeply different from the old structures. Always in 1948, Neorealism reaches its peak and gains international acknowledgment, as simultaneously it also comes into crisis and paves the way for its “coloured extensions” (like rosy Neorealism), more able to intersect and tune with the ongoing processes of “reconstruction”.

On the other hand, alongside this early and intense beginnings there are also the Cold War and its repercussions influencing both domestic policy and the politics of culture. Moreover, the decade sees the birth of the “Economic Miracle” and the initial, shy definition of a typically-national modernity, which would incorporate international elements only during the Sixties. In addition, the Fifties see the birth of television and the emancipation of the film audiences; indeed, to Neorealism (which was nonetheless still celebrated by critics) spectators increasingly preferred to see melodramas, comedies, new genres, and new protagonists who reached the same popularity as those who, in various ways, still retained it from the previous decade.

This issue intends to investigate each of the these areas, as well as any other aspect capable of showing the complexity of this important cultural period in the history of the Italian Republic, whose legacy today is still present and vital.

The proposals, including a 15-line abstract and a short bio, must be sent by April 6th 2015 to the following address: elena.dagrada@gmail.com

Selection of abstracts: end of April 2015.

The deadline for full submission of articles in italian (40.000 characters, including footnotes and spaces) is September 10th 2015.

“Cinema e Storia” is a peer reviewed journal.

Années Cinquante. La décennie la plus longue du siècle bref
sous la direction d’Elena Dagrada

Dans l’histoire du cinéma italien, les années Cinquante s’imposent comme la décennie la plus longue du siècle bref. Elles commencent, en effet, dès 1948, et se prolongent jusqu’au seuil des années Soixante.

D’une part, elles tressent l’histoire du cinéma avec l’histoire de l’Italie républicaine nouvelle-née qui, en 1948, concrétise les résultats les plus signifiants du laborieux processus de reconstruction de l’après-guerre, commencé quelques années auparavant : notamment par l’entrée en vigueur de la Constitution, avec les premières élections parlementaires au suffrage universel, et un profil de gouvernement radicalement différent du système antérieur. Toujours en 1948, le Néorealisme est officiellement consacré, en même temps qu’il laisse apparaître des premiers signes de crise, quitte à poursuivre son chemin vers des prolongements plus ou moins “colorés” (tels le Néoréalisme rose) interprétant différemment les processus de reconstruction en cours.

D’autre part, ces “débuts” si précoces et si denses correspondent à une période où s’élaborent divers et complexes scénarios de la Guerre Froide et de ses répercussions, qui conditionnent la gestion politique des affaires intérieures comme de la culture. Ces mêmes années sont également marquées par le début du miracle économique et le timide commencement d’une modernité provinciale, qui va acquérir une dimension internationale seulement à partir du début des années Soixante. Celles-ci sont également caractérisées par l’avènement de la télévision et par l’émancipation du public, qui au Néoréalisme (toujours soutenu par la critique) préfère mélodrames, comédies, nouveaux genres et protagonistes inédits s’imposant à côté de ceux qui survivent parmi les réussites de la décennie précédente.

Ce numéro se propose d’enquêter sur chacun de ces aspects, ainsi que tout autre capable de restituer la complexité d’un moment culturel qui occupe une place centrale dans l’histoire de l’Italie républicaine, et dont l’héritage bien vivant est toujours actuel.

Les propositions d’articles, accompagnées par un abstract de 15 lignes et une brève notice biographique, doivent être présentées au plus tard le 6 avril 2015 à l’adresse suivante: elena.dagrada@gmail.com

La sélection des abstracts est prévue fin avril 2015.

Le deadline pour la remise des textes en italien (40.000 caractères, notes et espaces inclus) est le 10 septembre 2015.

“Cinema e Storia” adopte le procédé de la peer review.

Presentazione del primo numero di Cinema e Storia

il 13 novembre 2012, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, nel corso del festival del Cinema di Roma, è stato presentato il primo numero della rivista “Cinema e Storia”.

A parlarne, insieme ai direttori del comitato scientifico, Paolo Mattera e Christian Uva, sono intervenuti Walter Veltroni e Alberto Crespi.

 

Christian Uva, Paolo Mattera, Walter Veltroni, Alberto Crespi

Christian Uva, Paolo Mattera