La vita è bella (ad Auschwitz): luogo della memoria e dell’amnesia

di Giacomo Lichtner

Abstract
L’articolo prende in esame La vita è bella (1997) e la sua ricezione, considerando il film di Roberto Benigni al tempo stesso come un “luogo della memoria”, capace di sfidare alcune rimozioni storiche e di riportare l’attenzione degli spettatori sulle responsabilità del regime fascista nella persecuzione degli ebrei, e come un “luogo dell’amnesia”, che tramite i meccanismi narrativi della favola e della commedia tenta di pervenire a una impossibile «risoluzione indolore» del trauma di Auschwitz.