Call for paper: La storia internazionale e il cinema. Reti, pratiche, transfer

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La storia internazionale e il cinema.
Reti, pratiche, transfer.

 a cura di Pierre Sorlin e Stefano Pisu

Nel maggio del 1946 il segretario di Stato statunitense James F. Byrnes e i rappresentanti del governo francese, tra cui Léon Blum e Jean Monnet, firmarono degli accordi per cancellare il debito della Francia verso gli USA e ottenere nuovi prestiti in cambio dell’apertura dei mercati transalpini ai prodotti americani, specialmente ai film dell’industria hollywoodiana. Gli accordi Blum-Byrnes sono solo uno dei tanti esempi che mostrano il ruolo rilevante del cinema non solo nella cultura nazionale di un Paese, ma anche nella storia delle relazioni internazionali del XX secolo, in cui la politica estera dei governi, gli scambi commerciali pubblici e privati e l’industria culturale si sono intersecati dando vita a dinamiche complesse. È, infatti, possibile affrontare il cinema come parte integrante della politica estera culturale di un Paese attraverso l’azione di attori ufficiali (i governi e gli enti subordinati alla diffusione cinematografica all’estero) e ufficiosi (associazioni nazionali delle case produttrici, in sintonia o meno con gli enti governativi). È possibile, inoltre, studiarlo come settore strategico dell’industria culturale del XX secolo, quindi nei suoi aspetti più propriamente organizzativi (produttore d’introiti economici nei sistemi capitalistici, ma anche in quelli socialisti). Lo si può, ancora, indagare come medium di diffusione di immagini, idee, slogan, modelli di comportamento più o meno capaci di influenzare pubblici e società, nell’ottica quindi di una storia culturale intesa come «storia sociale delle rappresentazioni» (Ory). È un aspetto – quest’ultimo – non trascurabile se si pensa al ruolo del cinema nel Novecento come dispositivo per legittimare, scientemente o involontariamente, credenze, valori, miti e stereotipi, alla base delle rappresentazioni delle nazioni come «comunità immaginate» (Anderson); ma al contempo anche come attore centrale nella costruzione di una cultura cosmopolita transnazionale.

Fra le tanti direttrici tematiche e metodologiche di indagine che un simile lavoro potrebbe includere questo numero ne privilegerà principalmente, ma non esclusivamente, tre:

Le reti

In questo contesto il concetto di rete comprende diverse forme di interconnessione: da un lato le istituzioni che per un periodo di tempo determinato hanno riunito diverse categorie di addetti ai lavori in rappresentanza di realtà nazionali e statuali differenti, fra cui, sebbene alcune parzialmente già studiate, l’Istituto Internazionale del Cinema Educativo, la Camera Internazionale del Film o le strutture cinematografiche dell’UNESCO nel dopoguerra; dall’altro gli organismi che hanno riunito ancora le Federazioni internazionali di addetti ai lavori come la FIAPF (Federazione Internazionale delle Associazioni dei Produttori di Film); dall’altro ancora manifestazioni a cadenza periodica ma molto longeve – si pensi ai Festival internazionali del cinema e alla loro progressiva diffusione su scala globale nonché alle loro interrelazioni reciproche – in cui alle logiche industriali ed artistiche si sono spesso sovrapposti interessi politico-diplomatici e ideologici.

Le pratiche

Quali forme di scambio e cooperazione internazionale in ambito cinematografico nacquero e si affermarono nel XX secolo? Si trattò di un puro scambio bilaterale o multilaterale all’interno di intese culturali più ampie, oppure costituirono anche un tentativo di esercitare una propria influenza tramite lo strumento della cultura e dell’industria cinematografica? All’interno di questa direttrice di ricerca si auspicano contributi sulle forme più importanti di queste pratiche quali: le co-produzioni cinematografiche internazionali, dalle forme ufficiose degli anni Trenta a quelle sostenute da accordi intergovernativi negli anni Cinquanta e Sessanta che hanno permesso anche la cooperazione fra la cinematografie dei paesi dei blocchi antagonisti durante la guerra fredda; lo scambio di film attraverso le “settimane cinematografiche”, organizzate dagli enti di diffusione cinematografica all’estero (ad esempio Unitalia Film, Unifrance, Sovexportfilm in URSS, l’USIA negli Stati Uniti), i quali, attraverso le selezioni dei film per l’estero, costruivano delle “comunità immaginate” ad uso e consumo dei pubblici e delle società straniere. La formazione di personale tecnico ed artistico nelle colonie o nei paesi decolonizzati da parte di paesi “cinematograficamente avanzati” è un altro tema che varrebbe la pena approfondire, così come il ruolo del cinema nella ripresa delle relazioni fra stati a lungo rimasti antagonisti. Si tratterà quindi in questo caso di vedere se e come il cinema abbia svolto da strumento di diplomazia culturale il carattere reciproco di questa azione oppure la sua natura monodirezionale, quindi nella prospettiva piuttosto di un processo di acculturazione mediato dal cinema come industria e come fatto socioculturale

Transfer

In che misura il cinema è stato veicolo di transfer culturali transnazionali, ovvero un oggetto che una volta “emesso” al di fuori del proprio paese d’origine si riconfigura a contatto con gli altri spazi per acquisire una nuova natura ibrida, “tradotta” dal soggetto (il pubblico straniero) che se ne (ri)appropria? Le suggestioni metodologiche sui «transfert culturali» (Werner e Espagne) risultano particolarmente interessanti per studiare se e come le reti e le pratiche menzionate precedentemente, nel favorire la circolazione internazionale dei film, abbiano provocato delle ricadute in termini di rappresentazioni e immaginari di una cultura “altra”. In questo senso il concetto dei transfer culturali potrebbe essere utile per investigare meglio diversi processi, fra cui: l’europeizzazione attraverso il cinema in epoca coloniale (gli imperi europei usarono il cinema come strumento di acculturazione nelle colonie?); l’“americanizzazione” culturale attraverso Hollywood, e il suo riadattamento da parte dei pubblici/società europee, in comparazione con gli scenari internazionali dell’epoca di riferimento (continuità e fratture fra prima e seconda metà del ‘900, ad esempio il problema delle quote d’importazione e le leggi di tutela del cinema nazionale come costante che supera la frattura militare e geopolitica della Seconda guerra mondiale); la sovietizzazione dell’Europa centrorientale attraverso il cinema dell’URSS e le forme di resistenza/adattamento da parte dei paesi del blocco sovietico; il cinema come terreno di lotta americano-sovietico “per i cuori e le menti” delle società dei paesi decolonizzati.

Abbiamo soltanto accennato ad alcuni temi, essendo il campo d’indagine  vastissimo.

Con questo numero la rivista Cinema e Storia si pone l’obbiettivo di sollecitare la comunità accademica italiana – studiosi di cinema, dell’età contemporanea e delle relazioni internazionali – a riflettere sui temi e sugli approcci più proficui per fare emergere la posizione dell’ «Occhio del Novecento» (Casetti) nella storia internazionale di quel secolo che lo ha visto affermarsi; un occhio – quello del cinema – che, a sua volta, l’ha mostrato ai suoi contemporanei e alle generazioni future meglio forse di qualsiasi altro medium.

Se siete interessati a partecipare con un contributo, che sia a proposito di una delle questioni sopra menzionate o su un altro tema affine, vi saremmo grati di mandare una proposta, con un titolo provvisorio che dia un’idea del vostro progetto e un abstract di 200 parole circa che specifichi l’orientamento che intendete dare al vostro contributo, con l’indicazione delle fonti usate. L’indirizzo mail al quale inviare le proposte è:

stefanopisu@yandex.ru

Saranno privilegiate le proposte dal carattere metodologico innovativo, che utilizzino fonti primarie (audiovisive e/o cartacee) inedite o poco esplorate e che non si limitino a soli casi di studio, ma che siano inquadrate in problematiche storiografiche più ampie. I contributi dovranno essere di circa 40.000 battute (spazi e note compresi).

Scadenza per l’invio delle proposte: 29 maggio 2016
Le risposte verranno inviate entro il 13 giugno 2016
Scadenza per la consegna dei saggi: 15 ottobre 2016

La rivista Cinema e Storia prevede la procedura della peer review

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Apr 23, 2016 | Segnalazioni
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