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«Il giovane Karl Marx», di Raoul Peck

di Samuel Antichi

Dopo aver raccontato la figura di Patrice Lumumba, leader nella lotta per l’indipendenza della Repubblica Democratica del Congo, nel documentario Lumumba, Death of a Prophet (1990), così come nel lungometraggio di finzione Lumumba (2000), e dell’attivista afroamericano James Baldwin in I am not Your Negro (2016), opera che si basa sul suo testo incompiuto “Remember This House”, il regista di origini haitiane Raoul Peck porta sullo schermo, per la prima volta, un altro personaggio rivoluzionario, uno dei più iconici, Karl Marx. Come suggerisce il titolo, Il giovane Karl Marx (2017) mostra la giovinezza del filosofo tedesco, prima che questo diventi una delle figure chiave del pensiero del diciannovesimo secolo.

Il film si concentra sul periodo che va dagli inizi del 1843, anno in cui Marx (August Diehl) decide di lasciare la Germania, a seguito della repressione governativa sulla libertà stampa e di parola, trasferendosi in Francia insieme alla moglie Jenny (Vicky Krieps), fino alla stesura del manifesto del partito comunista nel 1848. Focalizzando l’attenzione sull’aspetto umano, intimo, e privato del pensatore tedesco, sulle fragilità e le insicurezze, problemi economici e questioni familiari, il film riesce a non cadere nelle facili e retoriche didattiche del biopic agiografico. Al centro della narrazione, infatti, è la profonda amicizia che lega Marx a Friedrich Engels (Stefan Konarske), figlio di un importante imprenditore che decide di denunciare le drammatiche condizioni lavorative della classe operai del Regno Unito. Mentre l’Europa intera è in pieno fermento, tra crisi, recessioni e proteste, i due giovani “hegeliani”, nonostante le tensioni iniziali, riescono ad andare oltre la prospettiva utopistica, di fratellanza tra individui, proposta dalla Lega dei Giusti, che cambierà poi nome in Lega dei Comunisti, come viene mostrato nel film, riuscendo a conciliare il pensiero degli intellettuali e i bisogni concreti della classe operaia.

Oltre a restituire un quadro generale sulle dinamiche sociali, culturali e politiche della situazione europea, Raoul Peck prosegue la sua riflessione sul cinema come strumento di revisione critica della storia. Nonostante il film non sia eversivo nella forma o nei contenuti – non strumento al servizio della contestazione come poteva essere I amnot Your Negro – Il giovane Karl Marx, riflette sul cinema come organizzatore collettivo della coscienza (e memoria) rivoluzionaria. Il regista infatti sceglie di sottolineare il processo elaborativo, lo sforzo (creativo) del linguaggio rivoluzionario, con la macchina da presa che si sofferma sui volti dei personaggi, quasi a voler estrarre e materializzare la formazione del sapere. Tra le giornate passate in biblioteca a tradurre i testi, oppure nei bar, a giocare a scacchi o a bere fino a crollare, il film sottolinea l’importanza della discussione e del dibattito per lo sviluppo del pensiero critico. Marx ed Engels sono due figure immerse nella Storia, nelle sue dinamiche, che vogliono affermare e diffondere un pensiero radicale nonostante enormi difficoltà che minano il loro cammino. Più che “cinema politico politicamente” Il giovane Karl Marx coglie (ricostruisce/restituisce) un momento chiave in un flusso, quello della Storia, in perpetua trasformazione, come Il Capitale, più che opera incompiuta in continuo mutamento, imprimendolo nella memoria collettiva, mentre in chiusura, scorrono immagini della Guerra in Vietnam, del Maggio ‘68, di Nelson Mandela, di Che Guevara, altre tracce, e immagini, che hanno segnato il nostro tempo.