Za L’immortale. Centodieci anni di Cesare Zavattini

 

di Valerio di Paola

Za L’immortale, edito da Ponte Sisto nel 2013, è un agile saggio che si aggiunge alla copiosa pubblicistica dedicata negli anni a Cesare Zavattini. Scritto da Silvana Cirillo, docente di Letteratura Italiana Contemporanea presso l’Università La Sapienza, già studiosa e curatrice del corpus zavattiniano per Bompiani, trova nell’indagare lo Za scrittore, giornalista ed editore più che sceneggiatore, la sua ragion d’essere. Da questo libro emerge uno Zavattini più che mai poliedrico, irriducibile: del parziale accantonamento della narrazione canonica del suo ruolo nel cinema, emerge uno Za modernissimo e “transmediale” che utilizza disinvoltamente i canali della comunicazione senza barriere di codice mentre chiama alla collaborazione attiva il pubblico in una anticipazione dei media partecipativi e sociali.

Attraverso una ampia incursione storica e una disamina critica dell’opera di Zavattini, l’autrice individua la sua chiara marca surrealista, una umoristica «poetica della meraviglia» che rappresenta la chiave di lettura dell’intero percorso intellettuale: il surrealismo, del resto, è una cifra che torna nel suo cinema, «ingiustamente compresso nelle strettoie di un neorealismo canonico». La dettagliata rendicontazione storica della ricezione dell’opera zavattiniana è tracciata in modo cronologico nella seconda parte del testo, mescolando l’aneddotica e i documenti anche fotografici della biografia a una ragionata esposizione dei lavori, dei ragionamenti e della speculazione accademica su Zavattini. Precedentemente, le origini della poetica zavattiniana sono collocate dall’autrice nell’ambito di una originale risposta italiana al surrealismo francese, antistituzionale e ricco di suggestioni psicoanalitiche già introdotte dalle «fanfare dadaiste»: l’attitudine ironica e paradossale di Zavattini, amante della misura breve, del sogno, del lapsus e del motto di spirito, è dunque in grado di produrre, secondo la definizione di Gianfranco Contini, «del magico senza magia e del surreale senza surrealismo». Tra le suggestioni a monte, a fianco del teatro di Petrolini, c’è di certo il cinema: Charlie Chaplin e Buster Keaton fino all’amore dichiarato di Za per Totò.

Pur non approfondendo lo Zavattini cinematografico, il saggio pone l’occhio di Za e la sua instancabile funzione indagatrice dell’uomo al centro: lo stesso occhio surrealista rappresentato da Buñuel e De Chirico è lo strumento che consente a Zavattini di condurre un percorso del tutto eccentrico e originale nella letteratura e nel cinema fino alla pittura. L’occhio guarda e contemporaneamente riflette, spesso dolorosamente, su se stesso: è dall’atto di guardare, sotto forma di azione letteraria e pittorica, che nasce dunque l’idea zavattiniana di arte impegnata, utile. L’occhio s’appoggia a un «buco della serratura» che rivela i segreti epifanici della gente comune: tuttavia nello sguardo non è mai assente quella citata meraviglia che, secondo una definizione dello stesso Zavattini, rende i suoi soggetti cinematografici «favole moderne». Nella descrizione di questo sguardo emerge l’aspetto maggiormente interessante del saggio per gli studiosi e per gli amanti del cinema, ovvero quell’arte che, pur avendo secondo l’autrice parzialmente adombrato i percorsi innovativi nelle altre arti, costituisce il fulcro del successo di pubblico di Za. Nello sguardo si scorge in filigrana lo Zavattini cinematografico, che emerge chiaramente dalla descrizione della genesi del libro Totò il buono (Bompiani, 1994), fino alla sua trasposizione filmica in Miracolo a Milano (V. De Sica, 1951). Nelle parole di Vittorio De Sica, che rifiuta la lettura del film come condanna della ricchezza e esaltazione della povertà e rivendica piuttosto la definizione di fiaba, si vede chiaramente il contributo dell’occhio zavattiniano ad un cinema fatto di uomini «infantili nello sguardo, nei desideri e nei sogni (…), testardi nel difendere il proprio spazio vitale, la propria visione del mondo, il proprio diritto alla fantasia».

Silvana Cirillo, Za L’immortale. Centodieci anni di Cesare Zavattini, Edizioni Ponte Sisto, Roma 2013